giovedì 29 settembre 2011

Sai organizzare la tua giornata?

Ci sono molti giovani che non hanno una giornata tipo, ma non hanno nemmeno una giornata ideale. Quando chiedi a questi giovani quale sarebbe la loro giornata ideale, non sanno davvero rispondere o lo fanno descrivendo situazioni irreali e che in realtà non potrebbero essere davvero un giornata ideale.

Tu cosa risponderesti se ti chiedessero quale è la tua giornata ideale? Sapresti descrivere una tua giornata tipo?

Dal resoconto della giornata tipo di una persona si possono capire alcune caratteristiche interessanti della sua personalità e del suo temperamento.

C'è chi descriverà una giornata rigorosamente scandita dal tempo, come se fosse un'agenda lavorativa di un rappresentate con scritto orari e cose da fare (tipo a). Chi, invece, dirà pressapoco quello che fa ogni giorno, senza fare nemmeno una netta scaletta temporale e descrivendo in maniera sparsa le varie attività che in generale svolge durante la giornata (tipo b).
Tu ti ritrovi di più nel tipo A o in quello B?

A molti sembra troppo, sapere fin dal mattino che cosa si farà quella giornata. Molti dicono che vogliono vivere la vita giorno per giorno come viene, all'avventura. Certo è che il ragionato e selezionato impiego del tempo, del proprio tempo, riveste un ruolo importante nell'esito dei propri progetti futuri.

Il pianificare il tempo anticipatamente è un modo per sfruttare la meglio tutte le possibilità che la giornata ti riserva. Molte volte ti proponi di fare una serie di cose e poi non riesci ad eseguirle. È ben diverso dire semplicemente "oggi farò 1, 2, 3..." e invece pensare "è sicuramente più urgente fare 2, mentre 1 e 3 possono aspettare; per 2 mi servono 3 ore, mentre 1 e 3 mi occuperanno 2 ore". Adesso questa seconda persona sa che per raggiungere i suoi obiettivi gli servono 5 ore, potrà così suddividere la sua giornata, partendo dalla cosa più urgente da fare, magari inserendo tra 2, 1 e 3 qualche altra attività (sportiva, svago...).

Spesso ai giovani sembra che una giornata "priva" (non lo è mai) di casualità, possa diventare monotona e noiosa. In realtà, chi riesce ad organizzarsi bene la giornata può viverla con pieno entusiasmo e voglia di fare, lasciando sempre una porta aperta all'imprevisto. 

Nella pianificazione è fondamentale cercare di alternare momenti di impegno con altri di distensione per dedicarsi a qualche attività che possa divertirci, stimolarci e farci sfogare. Soprattutto per chi studia è importantissimo riservare dei tempi per lo sport, per i propri interessi personali, per qualcosa di culturale, per un'uscita con gli amici, un film e un buon libro...

Il tempo ha un grandissimo valore e rendersene conto quanto prima è veramente qualcosa che può farci cambiare la vita e il nostro atteggiamento. Il tempo è un dono prezioso, non potrà tornare indietro. Scorre in avanti e noi dobbiamo andare avanti insieme ad esso. Crescere, migliorarci e fare qualcosa di bello, finché ne avremo il tempo. (Probabilmente qualcosa riguardo al tempo cambierà, se verranno confermati gli esperimenti sui neutrini.... pensa solo al fatto incredibile che si potrebbero vedere le conseguenze di un avvenimento, prima che questo accada... affascinante!).

Pensare al tempo presente con una sguardo fisso al futuro è qualcosa che ti fa apprezzare ogni giornata, che ti fa arrivare alla sera dicendo "Oggi ho fatto il possibile. Sono proprio contento!". Quanti giovani possono dire prima di andare a dormire una frase del genere?

Bene, intanto, cerca di pensare ad una tua giornata tipo per capire che tipo sei. 
Cerca di pensare un po' durante la tua giornata e le giornate successive al valore del tempo. 
Prova a programmare parte della tua giornata, non pretendere di  scandire in dettaglio ogni ora, ma parti pianificando una o due cose, distribuite nella giornata.
In breve tempo vedrai che la tua giornata tipo ti apparirà "vuota" e potrai aggiungere col tempo qualche attività in più. La caratteristica straordinaria del tempo, che ho sperimentato, è proprio che non ha fine, puoi sempre trovare tempo, se gli dai il giusto valore! ;-)

martedì 27 settembre 2011

La tua rete di relazioni

Nella vita di tutti i giorni si incontrano diverse persone. Ognuno di noi conosce alcune persone, intreccia con esse una serie di relazioni, scambia informazioni, condivide esperienze, idee e progetti. Non tutti però riconoscono l'importanza degli altri unita alle proprie capacità.

I giovani di oggi hanno questa straordinaria possibilità di creare stupende e interessanti reti di relazioni, grazie alle nuove tecnologie, che probabilmente nemmeno riescono a rendersi conto dell'importanza di tutto questo. Possiamo godere oggi la fortuna di vari mezzi che rendono le distanze tra le persone più brevi... forse dobbiamo solo capire come sfruttare questi strumenti per intensificare e creare delle reti di amici, di contatti ancora più belle, vere, autentiche e interessanti.

Con tutto ciò che abbiamo, dovremmo avere tutti una spalla alla quale appoggiarci nei momenti di difficoltà... invece non sempre tutti hanno questa persona pronta a sostenerla. Tu in che situazione ti trovi? Come sono i tuoi rapporti con gli altri? Ti senti ricco in termini di relazioni con il prossimo? Se mettessi la tua rete di relazioni in borsa come credi sarebbe il tuo rendimento?

Ci sono delle dritte per creare, intensificare e fortificare la propria rete di relazioni, il proprio network:

1) Per prima cosa bisogna convincersi dell'evidenza: le capacità del singolo insieme alla forza e allo stimolo del gruppo sono qualcosa di straordinario, invincibile, irrefrenabile e contagioso

2) Secondo punto teorico: anche un gruppo di poche, pochissime persone (bastano due), se motivate e con belle idee e valori, possono cambiare il mondo. Solitamente si pensa che siano le singole persone che con le loro idee hanno impresso un cambiamento nella società, invece è sempre una rete, la forza del gruppo, alimentato dalla capacità di uno (vedi punto1).

3) Non è certo solo con la consapevolezza che si creano relazioni. È come con i progetti, se ci fermiamo alla "semplice" fase dell'ideazione non realizzeremo mai nulla, invece bisogna passare all'azione. La prima cosa da fare è mettersi nei panni degli altri. Cosa piace a quella persone? Cosa la fa sorridere? Quali sono i momenti della sua vita più importanti? Cosa pensa di una determinata situazione? Se riesci a dare queste risposte significa che il tuo link con quella persona è già forte e consolidato. La conosci, puoi dirti suo amico. Ma ricordati, che puoi essere un ottimo amico!

4) Impara ad ascoltare. Ok, questo lo dicono tutti. Quello che forse non hai mai sentito dire è che si può "ascoltare" in diversi modi. Ti è mai capitato di parlare con un muro? Bene, questo è il primo tipo di ascolto che puoi avere, quell'ascolto passivo, dove ascolti solo perché hai le orecchie e non puoi fare altrimenti. Puoi anche selezionare alcune cose che ti vengono dette e prestare attenzione solo ad esse... Puoi perfino arrivare a quel tipo di ascolto che è comprensione, cioè quell'ascolto di chi si vuole bene, che vuole bene all'altro, che ha un interesse verso chi sta parlando. Questo è l'ascolto che implica condivisione e cooperazione. È quell'ascolto che sa aspettare che l'altro abbia finito di parlare, è quell'ascolto che sa rispettare e non completa le frasi degli altri...
Hai mai provato a prestare attenzione al tuo tipo di ascolto? 

5) Immagina che tutti quelli che incontri e che ti circondano abbiano qualcosa da insegnarti. Sono certo che dedichi tempo alle cose o alle persone che sai che ti possono aiutare a crescere, che ti possono insegnare ciò che vuoi. Diventa consapevole che ogni persona ha qualcosa da insegnarti: qualcuno magari ad essere più paziente, un altro a sorridere, un altro ancora a parlare in pubblico, c'è chi può insegnarti la musica, la sicurezza personale, la passione per la lettura, per la tecnologia, per la moda... Se sei intelligente, sai che anche tutti gli altri lo sono e che quindi hanno qualcosa di interessante.

6) Non sottolineare i tuoi difetti, ma nemmeno quelli degli altri. Fai attenzione. Ci sono persone che sempre si autoflagellano e fanno una descrizione di se stessi come se fossero la cosa più terribile e odiosa sulla faccia della terra. Con questo atteggiamento non si può certo essere un magnete che attrae le altre persone...
C'è però l'atteggiamento opposto che tende sempre a criticare gli altri, a vedere che gli altri non fanno mai la cosa giusta... Chi starebbe vicino ad una persona con la consapevolezza che ogni volta che può parla male degli altri? 
Impara piuttosto a trovare ogni volta un pregio in te e negli altri. Lo so che è difficile non criticare, allora all'inizio prova questo trucco: ogni volta che ti accorgi di aver fatto una critica, cerca di esaltare anche un pregio della stessa persona. Ce la puoi fare. Ne sono sicuro.

7) Fai qualcosa di concreto per chi è già nella tua rete di relazioni. Cerca di pensare a qualcosa che magari ti costa un pochino. C'è chi scrive con facilità una e-mail, un sms, ma gli viene difficile fare una telefonata, anche solo per sentire come sta l'altra persona. C'è chi invece, chiama mille volte con estrema facilità, ma non sa mettersi davanti ad un foglio vuoto e scrivere una lettera. Tu cosa dovresti fare?

Trovato? Allora entra in AZIONE!

Ci sono altri suggerimenti che ti vengono in mente per potenziare le relazioni con il prossimo? Per uscire dal guscio dell'individualismo odierno? Per esempio, come utilizzeresti i social network affinché le tue reti di relazioni siano sempre più autentiche???

lunedì 26 settembre 2011

Il coraggio di osare

Quante volte ti è capitato di fare un passo indietro? Quante volte ti hanno detto non ce la farai e gli hai creduto?  Molte volte sono le stesse nostre idee che ci bloccano e non ci fanno andare avanti.

Molti giovani sono in questa situazioni, sembrano bloccati, dalla paura del futuro, dalla paura che si nasconde dietro alla domanda: "Cosa succederà?" "Cosa diranno?". 

Ti trovi davanti ad un gruppo di persone, ad una situazione difficile, pensi che qualcuno ti tradisca e cosa fai? Scappi...

La paura non è facile da controllare (e ne abbiamo già parlato qui). Molte volte basterebbe dire a se stessi una potente parola di 3 lettere: OSA. Prova ad inserire nel tuo vocabolario questa parola e sono sicuro che potrai trovare presto il coraggio di cui hai bisogno.
Noi giovani dobbiamo saper osare nei momenti importanti della nostra vita.

Essere coraggiosi non significa non avere paura, ma saper fare il primo passo...

Sono convinto che l'esempio e le immagini sia più incisive di mille parole (almeno delle mie), per questo voglio lasciare spazio a questo video che per me ha una grande carica di motivazione.
Mi piace soprattutto il finale di questo video, perché rappresenta benissimo quello che diceva Goethe sulla paura e sul coraggio: un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e lì fuori non c'era più nessuno! È proprio così.

Tu che cosa ne pensi?


sabato 24 settembre 2011

Miracolo sul ghiaccio

Tu credi nei miracoli? Spero per te di sì. 

In fondo il miracolo (miraculum) non è altro che una cosa meravigliosa. Mi fa sempre sorridere quella pubblicità di un prodotto cosmetico, dove la solita modella dice "Io credo alla scienza, non ai miracoli". Hai presente? Ogni volta mi passano per la mente due idee: 1) se la scienza è certezza, perché mai si dovrebbe "credere" in essa? 2) la scienza non è per caso qualcosa di meraviglioso (un miraculum)?

È davvero un peccato che si sia creata questa spaccatura tra scienza e miracoli, perché ogni giorno quando leggo una notizia scientifica, vedo in essa un grande miracolo.

Ti starai chiedendo perché all'inizio di un fine settimana, che per molti sarà dedicato al riposo, ti parlo di miracoli. Semplicemente per farti conoscere il Miracolo sul ghiaccio. Non voglio parlarti della speranza emersa circa un mese fa circa il fatto che i ghiacci dell'Artico potrebbere aumentare la loro superficie nel prossimi dieci anni (risultato emerso dalla ricerca del NCAR - National Center for Atmosferich Research). Intanto porta a casa anche questa bella notizia!

Il Miracolo sul ghiaccio di cui ti voglio parlare (se sei Americano o un appassionato di sport probabilmente avrai già capito) è quello raccontato in un bel film diretto da Gavin O'Connor del 2004 intitolato "Miracle" con Kurt Russel. Il film è una produzione della Walt Disney Productions. Un film per  tutti, soprattutto per chi ha voglia di sognare.

Un film ci sta proprio bene per l'inizio del week-end, non trovi?

Miracle on ice per il popolo degli Stati Uniti rappresenta il miracolo avvenuto durante il torneo di hockey su ghiaccio dei XII Giochi Olimpici Invernali del 1980 e in modo particolare ad una partita svoltasi a Lake Placid. Una storia vera quindi, non solo un film.

La storia di una squadra, di un allenatore che ha saputo credere nei suoi ragazzi, la storia di un telecronista che ha fatto sognare ed entusiasmare i tifosi. La storia di un sogno impossibile che diventa realtà! Un miracolo.

Tutto inizia il giorno prima dell'incontro, quando il giornalista Anderson scrive "A meno che il ghiaccio non si sciolga, o a meno che la squadra americana non compia un miracolo, come fece quella del 1960, ci si attende che i russi vincano la medaglia d'oro per la sesta volta negli ultimi sette tornei".  Questa era ciò che pensava tutta l'America e queste sono le parole che rimangono stampate sul New York Times del 21 febbraio 1980 (giorno precedente la partita).

È una storia vera, un film per quelli che ancora credono e sono disposti a fare gioco di squadra per vincere in campo e nella vita. Per te che credi nella forza del gruppo, nel sacrificio, nella condivisione delle speranze e delle rinunce. Per te che sei consapevole che nella vita le sfide si devono affrontare anche se sembrano insormontabili, senza rinunciare a priori, senza fare le cose, avendo già perso la speranza.

È la storia di un uomo, l'allenatore Herb Brooks (interpretato nel film da Kurt Russel), che ha saputo vincere il pessimismo dei suoi giocatori, tutti universitari e dilettanti, che non credevano assolutamente in loro stessi. Un uomo che durante le partite e gli allenamenti ha saputo trasmettere ai suoi giovani il vero spirito sportivo, ha saputo trasmettere i veri valori dello sport (movimento, gioco e agonismo).

Una storia da vedere, magari in un fine settimana come questo, insieme agli amici. Insieme alla propria squadra della vita... la propria famiglia. Un film per ragazzi, un episodio entrato a far parte della storia del sport americano, che può insegnare dei veri valori.

Lascio la conclusione a quelle parole entrare magicamente nella storia, le frasi del telecronista Al Michaels che commentò l'incontro per l'ABC:

Undici secondi, vi restano dieci secondi, stanno contando alla rovescia in questo momento... restano cinque secondi di gioco! Credete nei miracoli? Sì!

BUONA VISIONE!

venerdì 23 settembre 2011

La cultura come sfida dei giovani

Non è semplice dare una definizione di cultura. Diverse definizioni e concetti di cultura si susseguono nel corso del tempo. Il concetto in ambito antropologico è diverso da quello definito dai sociologi. Potremmo ricordare le definizioni di Tylor, Malinowski, Mauss, Levy-Strauss, quella di Clifford o di Geertz che abbracciano il campo dell'antropologia; oppure parlare di Drukheim, Marx, Gramsci, di Marcuse e della scuola di Francoforte o di quella di Chicago. Potrei descriverti l'impatto che ha avuto la fenomenologia sul concetto di cultura, oppure analizzare l'approccio di Bourdieu, Hannerz, Appadurai, Bauman, Baudrillard...  

Wow... quanti nomi... che colto questo ragazzo che scrive, eh? 
Bene facciamo subito una distinzione importante. Il sapere tante informazioni non è cultura, il fatto di poter recitare a memoria un testo o più poesie non è cultura, conoscere perfettamente le date dei più importanti avvenimenti della storia non è cultura. O meglio, è quel tipo di cultura che va avanti per riempimento, per accumulazione: questa si chiama erudizione. Un vecchio detto oltretutto dice che "l'erudizione è come la marmellata: meno se ne ha e più si spalma". Conosci qualche esempio in merito?

Ok, dai, non siamo cattivi. Stiamo parlando di cultura, quindi cerchiamo di farlo.
Vorrei riportare il concetto di cultura che ho trovato in un libro: l'insieme di azioni, reazioni, pensieri e concezione di un gruppo di persone che riesce a formare una specie di subconscio collettivo. Ovviamente la cultura non è solo ciò che avviene, ma il modo in cui la gente valuta ciò che succede, il modo in cui la gente vede, è un sistema. 

La cultura ti innalza al di sopra degli interessi passeggeri e degli istinti. Ti fa apprezzare le cose del corpo e quelle dello spirito. Riguarda un modo di pensare, di giudicare, di agire e reagire. È basata sul comportamento del singolo uomo e della comunità.

Affinché una nuova idea faccia cultura ci vogliono alcuni passi. La gente deve:
- ricevere l'idea
- accettarla
- assimilarla e farla propria
- praticarla
- trasmetterla

Quali sono allora gli elementi che influenzano maggiormente la cultura?
Sono certo che starai pensando ai mass media (di cui abbiamo già parlato qui). È vero. I mass media, o i media in generale, hanno un impatto molto forte, ma nello stesso tempo il loro influsso rimane in superficie.
Ciò che forma la mente delle nuove generazione è l'educazione, l'esempio dei genitori, la testimonianza degli educatori, dei maestri di vita; purtroppo, oggi, tutti questi stanno subendo un attacco demolitivo da diversi fronti. Chi infatti vuole attaccare la cultura, mira direttamente alle istituzioni, in primis la famiglia.

Anche la legge riflette la cultura e la crea...

Infine, vorrei condividere con te un grande quesito e provare a dare una risposta. Esiste la cultura perfetta? Che domandona, vero? Credo che invece di parlare di cultura perfetta, basterebbe spostare lo sguardo sul termine "cultura umana" per trovare una risposta. 

Si sottolinea sempre la differenza tra cultura e natura; la prima è qualcosa di acquisito che si trasmette di generazione in generazione, mentre la natura è qualcosa di innato, che caratterizza l'uomo in quanto tale e non cambia nel corso del tempo.

Quale potrebbe essere allora la cultura perfetta, quella più propriamente umana? La mia semplice risposta è questa: una cultura basata sui principi fondamentali che emergono dalla stessa natura umana. 

La sfida di noi giovani è questa, trovare, creare, perseguire, assimilare, praticare e trasmettere questa cultura!
Tu cosa ne pensi?

giovedì 22 settembre 2011

Tradizione o innovazione?

Tradizione o innovazione? Vecchio o nuovo? Molto spesso oggi ci troviamo di fronte a questa domanda. La scelta dei giovani va sicuramente verso i termini innovazione e nuovo. Questo rappresenta appieno la tendenza del momento storico, dove la tecnologia la fa da padrone. 

Quello che mi domando è se al posto di quella "o" ci potrebbe essere una "e". È possibile portare avanti la tradizione innovando? Ancora, è possibile innovare senza la tradizione? Siamo proprio sicuri che una escluda l'altra?

Il significato della parola tradizione ci porta al termine consegnare. Una sorta di passaggio, un qualcuno che dà ad un altro qualcosa. Mi viene in mente una staffetta, dove per arrivare al traguardo si susseguono vari corridori che si passano un testimone. A pensarci bene questo testimone non cambia... quello che era alla linea di partenza, sarà anche all'arrivo. Verrà portato avanti da diverse mani, con diverse velocità, con vari tipi di corsa, con molteplici oscillazioni, con la mano destra o con quella sinistra, ma non viene sostituito in corsa.
Nessuno dei corridori pensa di gettarlo via durante la corsa... anzi lo si tiene ben stretto.

Questa logica non viene purtroppo applicata oggi. Molti tendono a gettare via, senza pensarci due volte, il testimone; pretendono di cambiarlo in corsa, magari di dire che per le staffette non è necessario un testimone, che se ne può fare a meno. C'è una strana tendenza a cambiare qualsiasi cosa solamente per poter dire di essere innovatori, di aver portato qualcosa di nuovo.

Oggi c'è una sorta di mania a cambiare tanto per cambiare, una spinta a ricercare il nuovo solo perché è una novità, senza pensare se questo possa portare qualcosa di buono, se è un bene per la società, se ha una qualche utilità...

La vera innovazione però è quella che eleva, che porta qualcosa di positivo, che segue e migliora i valori positivi; l'innovazione perfeziona un processo esistente. La vera innovazione parte dalla tradizione, da ciò che c'è e cerca di migliorarlo, perché esiste un'etica intrinseca nell'innovazione stessa. Dietro ciò che si può chiamare innovazione c'è infatti il desiderio profondo di apportare qualcosa di buono e di bello all'uomo.

Si potrebbe dire che l'unico "limite", o meglio l'unico principio, dell'innovazione è il bene dell'uomo e della società. Non la novità a tutti i costi. Introdurre novità che non servono a migliorare la vita dell'uomo non si può chiamare innovazione, nemmeno progresso, semmai si chiamerà regresso.

L'innovazione deve quindi partire dalla tradizione. Non potrebbe migliorare o potenziare qualcosa, se questo qualcosa non ci fosse. L'innovazione è quella che tiene conto del grande patrimonio delle generazione precedenti, che ne ha un grande rispetto e che vuole conservare tutto ciò che c'è di buono, cercando di trasmettere questa "tradizione" in un modo nuovo, ma senza stravolgerla o gettarla in un cestino.

Oggi si rifiutano alcuni valori positivi solo perché sono considerati vecchi, solamente perché vengono da una determinata tradizione, dimenticando che questa tradizione rappresenta la nostra identità. Le nostre radici.

La tanta confusione che viviamo oggi deriva da questo, dal voler rifiutare tutto ciò che è vecchio, solo perché deriva dal passato, accettando il nuovo tanto per cambiare, senza un vero desiderio di bene, senza un'etica. Qualsiasi cosa assume un aspetto positivo solo perché è nuova, non perché ha una solida bontà intrinseca. Buono e nuovo non sono termini intercambiabili.

Quello del cambiamento tanto per cambiare, del nuovo solo perché è nuovo, oltre ad essere un ragionamento banale e limitativo, è soprattutto il voler seguire la via facile e illusoria. È il voler seguire quella via di apparente innovazione che porta soltanto ad un regresso.

La vera sfida, soprattutto per noi giovani, è quella di riuscire a trasmettere i valori positivi, tutto ciò che grazie alla tradizione ci è stato consegnato di buono, con modalità nuove, innovative, entusiasmanti, grandiose. Questa è la magnifica sfida per chi ha il vero desiderio di fare qualcosa di buon per l'umanità!

Impariamo allora a prendere il testimone nel migliore modo possibile e a portarlo avanti con tenacia e velocità per poterlo passare ancor meglio a chi verrà dopo.

mercoledì 21 settembre 2011

Sorridi per i successi degli altri

Mi è sempre piaciuto seguire e leggere le storie di personaggi famosi, le cosiddette biografie, in modo particolare le autobiografie, dove si riesce a percepire qualcosa in più, rispetto al racconto di uno storico. Mi emoziona, mi entusiasma e mi dà grande forza ed energia vedere o leggere quello che le persone sono riuscite a realizzare.

Scopro sempre qualcosa di nuovo. Qualcosa di magnifico che l'essere umano è in grado di fare. Storie di sconfitte che poi si trasformano in grandi successi, racconti di sfide impensabili che vengono affrontate a testa altra una dopo l'altra.... storie di persone, non solo famose, che hanno saputo cambiare in meglio la loro vita e molto spesso quella degli altri.

Proprio per questo, a volte, mi diverto a raccontarne qualcuna che mi ha colpito (per esempio qui, qui, qui, qui e qui). Nasce un vero e proprio senso si ammirazione, un "guardare con stupore verso" queste persone. Molte volte ti senti uno stupido o un ignorante davanti a certi esempi o a persone che hanno avuto successo e come gli innamorati, hai la "faccia da stupido".

Devo confessare che la "faccia da stupido" ce l'ho parecchie volte (per fortuna io non mi vedo), perché mi rendo conto che spesso, davvero spesso, mi stupisco; troppe volte guardo con ammirazione le altre persone. Mi consola il fatto che questa ammirazione, oltre a produrre quella tipica espressione, fa scaturire un sorriso spontaneo incontrollabile, come quello di un bambino.

Mi consola il fatto che questa ammirazione significa accettare il fatto che so stupirmi, che sono spesso battuto dal coraggio, dall'intelligenza, dalla caparbietà, dal genio dell'uomo. Allo stesso tempo mi accorgo che questo stupore è un invito ad uscire da me stesso e un segno che accetto il rischio di poter essere abbagliato.

Non tutti accettano questo rischio e si perdono la gioia e la ricchezza incomparabile che deriva dal rallegrarsi per il successo degli altri. Molti soffrono di gelosia, di invidia, ma quando è un giovane a provare questi sentimenti è davvero qualcosa di tragico. Che tristezza! Significa che quel giovane ha perso l'entusiasmo dello stupore, è chiuso in se stesso e nel suo egoismo.

A volte è difficile godere del successo degli altri, gioire per le vittorie altrui e fare un bel sorriso. Solitamente i sorrisi che si vedono quando qualcuno ha successo nella vita sono quei falsi sorrisi di circostanza, che nascondono tra i denti mille chiodi da ingoiare. Quanti "auguri" vengono detti con questi chiodi in bocca?

In realtà il modo più bello di arrivare da qualche parte, ad un successo personale, non è a scapito degli altri, ma augurando al massimo delle persone possibili buona fortuna. Sperare nel successo degli altri, alimenta anche le proprie speranze. Ti sprona immensamente. Vedere che qualcuno ce l'ha fatta ci fa gridare "Posso farcela anche io!".

L'egoismo non porta da nessuna parte: una torta è bella condividerla con gli amici e non mangiarla tutta da soli, perché questo vorrebbe dire o che l'abbiamo divorata in poco tempo e quindi non ce la siamo veramente goduta, oppure che l'abbiamo tenuta tutta per noi il più a lungo possibile, ma si sa che tutte le torte dopo un certo tempo vanno a male...

Quando riesci a sorridere veramente per i successi degli altri ti senti alla grande, ti rendi conto che gli ideali si possono raggiungere, che c'è una possibilità. E per molti giovani il solo fatto che ci sia una possibilità è qualcosa di fondamentale!

venerdì 16 settembre 2011

Il miglior pezzo di design

Sul numero di settembre 2011 di GQ, viene inaugurata una nuova rubrica, un appuntamento fisso con il pioneristico architetto e designer francese Philippe Starck. L'articolo inizia con una frase stupenda: "Mi chiedono spesso" dice Starck "quale sia il miglior pezzo di design di tutti i tempi. Semplice: l'essere umano".

È proprio così. Il miglior pezzo di design siamo noi stessi.
Tu sei il miglior pezzo di design. Ci avevi mai pensato?


Credo che oggi sia fondamentale capire questo fatto. In questo momento di crisi generale, nazionale e internazionale, economica e morale, sociale e culturale... dobbiamo cercare tutti di concentrarci sull'essenziale.

E la cosa essenziale sei tu. Sempre ci saranno cose utili e superflue. L'esigenza di oggi è concentrarci su quelle utili, non possiamo impiegare le nostre energie e risorse su quelle cose superflue, quando abbiamo perso il senso di ciò che è utile. Viviamo in un momento storico durante il quale non possiamo permetterci di non pensare a ciò che è utile veramente. Non possiamo vivere sempre il mito del sabato sera. Sarebbe una cosa troppo ingiusta.

Tanti giovani vivono un senso di smarrimento, una noia costante, invadente, anche se sono "occupati" in svariate attività, anche se "possiedono" tutto. Un "tutto" che in realtà è nulla, perché vuoto.

Le cose superflue scorrono via, come l'acqua su una parete liscia, se non c'è quell'essenziale dove appoggiarsi.

Dobbiamo continuare a ripetere fino alla nausea quello che dice Starck. 
Troppi giovani non hanno più la consapevolezza di contare qualcosa. Nessuno dice più quanto sono unici e importanti. Nessuno ci dice mai quanto è importante un essere umano, quanto è speciale e quanto è incredibilmente curioso nella sua inspiegabile complessità.

Voglio concludere raccontandoti quello che che ho deciso di fare a partire da domani: inserire una novità nella mia routine giornaliera. Un punto fisso. Eccolo qui: da domani voglio guardare il mondo con occhi pieni di interesse, di curiosità. Voglio trovare ogni giorno qualcosa di positivo e speciale in me stesso, non in modo vanitoso, ma riconoscendo semplicemente e umilmente che anche io ho qualcosa di buono. Allo stesso tempo voglio concentrarmi su ciò che mi circonda: sugli altri. Voglio trovare ogni giorno una qualità positiva e unica di una persona che conosco, partendo proprio dalle persone che frequento da più tempo.

Ti racconterò se l'esperimento ha successo... 

Devo dirti la verità, questo "impegno" mi stimola moltissimo e sono certo che mi servirà a capire ancora di più che l'essere umano è così speciale e unico: il miglior pezzo di design di tutti i tempi!

giovedì 15 settembre 2011

Felici o tristi? È tutto nelle tue mani

Appena ho visto quest'immagine ho trovato il titolo del post. Solitamente prima scrivo e poi in base a quello che è venuto fuori, scelgo l'immagine. Questa volta è successo il contrario. La foto che vedi qui a lato rappresenta l'essenza di quello che vorrei dire: che ogni giovane, ognuno di noi, ha la possibilità di essere felice. Ogni giovane, però, ha la stessa capacità di diventare triste e disperato.

Siamo davvero noi artefici del nostro futuro? È veramente tutto nelle nostre mani? Probabilmente proprio proprio tutto no, ma gran parte della nostra felicità o del fatto che siamo tristi dipende da noi stessi.

Abbiamo già parlato di cosa è la felicità e in cosa consiste la tristezza (e di come cercare di vincerla). Il tema della felicità trova oggi uno spazio enorme nei vari dibattiti ed è stato da sempre frutto delle discussioni dei grandi filosofi fin dall'antichità.

"La felicità è l'aspirazione comune alla condizione umana; ma chi può considerarsi felice? In che cosa consiste la felicità? E, soprattutto, in che modo e dove si può cercare per trovarla e possederla? Il tema della felicità con i suoi interrogativi, attraversa, dunque, la storia dell'uomo e, ponendosi all'intersezione tra valori morali, sociali e religiosi, accende nel suo variegato e tormentato cammino rapporti problematici di natura antropologica e teologica" Questo è quello che si può leggere nell'introduzione del libro a cura di Giuseppe Badilo "La felicità" di Sant'Agostino

La tristezza è la perdita irreparabile, o che noi reputiamo tale, di qualcosa che abbiamo e che vogliamo e alla quale diamo un grande valore. Se perdiamo, bruciato nel caminetto, un foglio di carta bianco senza significato, non siamo tristi, se invece questo foglio rappresenta l'unica lettera che nostra nonna ci ha scritto quando ancora era in vita, probabilmente questo ci farà diventare tristi.

La felicità al contrario è possedere o assicurarsi un "tesoro". Non nel senso monetario, ma nel senso di qualcosa di valore, nobile. La felicità infatti si compone del pensiero del "tesoro", della volontà che lo possiede e del senso di soddisfazione che ne deriva, solitamente accompagnato da un bel sorriso.

In soli 4 passi puoi scoprire come la felicità può essere nelle tue mani.

A) Credi in quello che fai. È un po' come dire credi in te stesso. Questo è il primo passo per essere felici. Non perché dobbiamo crederci migliori degli altri, ma dobbiamo vederci per quello che siamo e comprendere che anche abbiamo delle capacità, delle risorse. Credere in quello che fai significa dare importanza alle tue azioni, significa imparare a capire che ogni cosa che facciamo ha delle conseguenze e per questo dobbiamo comportarci al meglio, ma non dobbiamo farci frenare dalla paura di sbagliare.

B) Vivi invece di sopravvivere. Non trascorrere le tue giornate vegetando, ma impegnati. Molti giovani sentono il vuoto di una vita priva di ideali. Riempi la tua vita di energia, grinta, passione, di sacrificio, di punti di riferimento. È vero che è sempre più difficile per i giovani trovare dei saldi punti di riferimento, ma non possiamo farci sopraffare dalla staticità del pessimismo. Fatti conquistare, invece, dalla vitalità dell'ottimismo!

C) Apri il tuo cuore! La felicità è gratuita, non si può comprare. Non è quindi nella ricchezza e nemmeno nel potere. Molti esempi ci fanno vedere che le persone ricche non sono veramente felici, il che non esclude che un milionario non possa essere felice, ma lo sarà solamente se non fissa il suo sguardo esclusivamente sulla sua ricchezza. La vera felicità non si fa vedere se siamo egoisti, mentre spunta quando apriamo il nostro cuore agli altri con verità e sincerità. Allora sì che la felicità risplende e illumina il mondo!

D) Vorrei essere al MIO posto. Quante volte hai ripetuto la frase: "Vorrei essere come lui" o "Vorrei saper fare le cose così". È giusto porsi queste domande, ma è altrettanto giusto fare un passo in più, subito dopo. Devi pensare che anche tu hai le capacità di diventare "così", non una copia, non un clone, ma puoi prendere a modello delle persone che ammiri. Questa è una cosa bellissima se ci pensi, perché sottolinea il fatto che ognuno di noi può riconoscere negli altri qualcosa di bello, di nobile. Allora stesso tempo devi pensare che non è così difficile imparare qualcosa dagli altri, un modo di parlare, un modo di ragionare, un modo di agire. Bisogna solamente prestare molta attenzione e cercare di capire la strategia, la sequenza delle azioni da compiere. Proprio come quando si fa una torta.
La cosa che devi pensare è: "Posso migliorare me stesso guardando gli altri, imitandoli, ma nessuno farà mai le cose come le faccio io, solo io ho quel modo speciale di farlo".

Detto questo, posso solo aggiungere che se vuoi davvero essere felice, devi circondarti di persone che ti possano aiutare ad esserlo, persone solari, con bei valori, con grandi sorrisi, altri giovani che probabilmente hanno capito il segreto della felicità e sanno affrontare con coraggio e determinazione la tristezza. Sono giovani così che possono aiutarti a trasformare la tua tristezza in felicità!

mercoledì 14 settembre 2011

Le migliori parole per te

Hai mai ascoltato un numero o assaggiato un colore? Hai mai provato la sensazione di amare un numero od odiarlo? Sai che alcune persone hanno un "ascolto colorato"?

Tutte queste stranezze, vanno sotto il nome di sinestesia, che dal greco significa unione di sensazione (syn + aisthesis). È un particolare fenomeno neurologico benigno ed automatico che prevede che la percezione di uno stimolo da uno o più sensi provoca una reazione di un senso diverso. Si potrebbe dire che i sensi si confondono e le percezioni provenienti da sensi diversi si mescolano.

Questa particolarità non si apprende ed è qualcosa di completamente diverso dalle allucinazioni. Per capire meglio di cosa sto parlando, puoi pensare ad un'esperienza che sicuramente anche a te è capitata: quando vedi un cibo che ti piace, non hai solo una sensazione visiva, ma associ ad essa anche un gusto. Questo è normale, non preoccuparti. Ci sono persone però, come per esempio Mozart, che vedeva il colore delle note.

Due sono le forme pure (ossia dove una sensazione è percepita completamente come un'altra) più comuni. Una è l'ascolto colorato (sonoro-visiva), dove suoni e musica sono percepiti come forme, simboli e colori; l'altra quella che scambia un grafema con un colore, quelli che vedendo un numero o una lettera, percepiscono un determinato colore.

Affascinante come cosa, se aggiungi il fatto che in alcune situazioni possono aiutare a memorizzare le informazioni, o possono far diventare dei geni musicali come Mozart, queste sinestesie diventano davvero fenomeni straordinari. Come ho detto all'inizio non si possono apprendere purtroppo.

Possiamo però imparare a fare altro, qualcosa di apparentemente simile: capire che tipo di linguaggio usiamo più spesso. Solitamente ognuno di noi ha un canale preferenziale di sensazioni e riceve e trasmette agli altri prevalentemente secondo questo canale. Mi spiego: c'è chi prevalentemente immagina le cose, chi invece le ascolta con le orecchie e chi ancora le sente con la "pancia".

Tu sai qual è il tuo canale preferenziale? Puoi scoprirlo abbastanza facilmente. Per esempio, non è la stessa cosa dire: "Questo mi suona meglio" oppure "Questo lo vedo decisamente bene". Hanno in fondo lo stesso significato, ossia che qualcosa ci piace, ma rappresentano due modalità diverse di ragionare e di pensare.

A che cosa ti potrebbe servire capire qual è il tuo canale, la tua modalità preferita? Innanzitutto, ti porterebbe a conosce qualcosa in più di te (che non è mai poca cosa); poi ti permetterebbe di migliorarti e cercare di assumere e potenziare gli altri due canali; infine, potresti cercare di capire quali sono i canali preferiti degli altri per comunicare al meglio con loro.

Come ti accennavo in questo post, ci sono parole che identificano queste preferenze:
1) Chi immagina le cose utilizzerà prevalentemente verbi come visualizzare, immaginare, mettere a fuoco, oscurare, guardare, mostrare, brillare, oppure frasi come a occhi, dare un'occhiata, in vista di domani, un sguardo d'insieme, mi sembra chiaro...

2) Chi ascolta con le orecchie userà verbi come dire, parlare, raccontare, sintonizzarsi, intendere. Le sue frasi potranno essere sono tutt'orecchi, non mi suona bene, parola per parola, descrivere in dettaglio...

3) Chi invece sente con la "pancia" potrebbe usare verbi tipo addolcire, afferrare, toccare, mordere, gettare e le sue frasi avranno sempre a che fare con gli altri sensi (non vista e udito), per esempio, sotto pressione, ti aspetto con ansia, testa calda, basi solide, provo qualcosa di...

Non è semplicissimo capire subito qual è la nostra prevalenza. Più facile è cercare di prestare attenzione a quelle degli altri. Un metodo abbastanza easy è cercare di segnare le parole che usi quando racconti qualcosa, facendo attenzione soprattutto ai verbi.

Altra cosa che puoi fare è cercare di provare a creare frasi che contengano tutte e tre le modalità... difficile? Solo questione di esercizio.

Sono certo che dopo aver fatto un po' di pratica non potrai che vedere il mondo prestando maggiore attenzione alle mille sensazioni che ti provoca.

martedì 13 settembre 2011

Iniziare con il piede giusto

Se ti chiedessi qual è il piede che per primo tocca terra alla mattina quando scendi dal letto, sapresti rispondermi? Hai mai fatto caso a questo dettaglio? È sempre lo stesso piede a toccare terra per primo?


Molte volte facciamo le cose quotidiane in maniera automatica, senza prestare attenzione, senza renderci conto veramente di quello che stiamo facendo. Se non ti accorgi con quale piede scendi dal letto, l'importante è che alla fine ti ritrovi sempre in piedi per iniziare la tua giornata.

Iniziare con il piede giusto ha il suo valore. È importante! Può determinare lo svolgimento dell'intera giornata. "Chi ben comincia è a metà dell'opera" dice un vecchio proverbio popolare e non ha tutti i torti, perché impostare in modo corretto le cose, permette di svolgerle più velocemente, più serenamente e con più sicurezza. E ovviamente nel migliore dei modi.

Come iniziare con il piede giusto? Principalmente volendolo fare! Se una mattina volessimo scendere dal letto con il piede che solitamente non appoggiamo per primo, basterebbe volerlo e non sarebbe poi così difficile; sono sicuro che ti ritroveresti in ogni caso perfettamente in piedi.

Ecco qualche consiglio su come iniziare con il piede giusto, non solo la giornata, ma ogni attività che vogliamo fare.

1) Imposta la tua sveglia. Se vuoi iniziare la giornata bene, devi partire dalla sera prima. Mi dirai: "No, la sveglia no! È proprio il modo peggiore di svegliarsi, quel suono fastidioso, mi rovina tutto. Non lo sopporto più". Ok, ok. Hai ragione, ma non parlavo di quella sveglia. Intendo la TUA sveglia. Se non lo sai, abbiamo la capacità di creare un'abitudine positiva e di svegliarci belli riposati e contenti quando lo vogliamo. Come? Così: prima di addormentarti, chiudi gli occhi e prova ad immaginare un grande orologio (quello che vuoi tu), ma con le lancette e senza vetro davanti. Immagina di regolare tu stesso le lancette all'orario in cui dovrai svegliarti l'indomani. Visualizza di muoverle con le tue mani proprio fino all'orario scelto e poi concentrati sul fatto che ti sveglierai a quell'orario e che sarai perfettamente riposato e pieno di carica per affrontare al meglio la giornata. Non è una garanzia questo esercizio, ma, alla peggio, può essere un buon modo per addormentarti.
Ah, regola la sveglia vera (quella che suona) 5-10 minuti dopo l'orario scelto, non si sa mai.... ;-)


2) Domande, domande e ancora domande. Fatti sempre delle domande prima di iniziare le cose, è un modo rapido e veloce per preparasi a quello che dobbiamo e vogliamo fare. Chiediti qualcosa di semplice: Cosa devo fare per prima cosa? Cosa mi serve? Quanto tempo richiede? E così via...


3) Pensa a tutte le cose belle che potrai fare. Devi trovarne almeno 3 ogni giorno. Questa più che altro è una sfida. Per alcuni una vera lotta con se stessi. Pensare a solo 3 cose che potrai fare di bello in una giornata, ti darà sicuramente una sferzata di positività e ti toglierà dalla mente le cose pesanti e negative che dovrai affrontare. Anzi, magari ti potrebbe dare una nuova modalità per affrontarle.


4) Essere curiosi e accettare con entusiasmo le sorprese. Spesso le persone si spaventano se qualcosa non va come al solito, rimangono quasi sconvolte e pesantemente colpite, se un giorno qualunque capita qualcosa di diverso. Non fare lo stesso: preparati ad accettare le sorprese. Prima di uscire di casa o di metterti a fare quello che devi svolgere, prova ad immaginare cosa potrebbe succedere di strano e come potresti con le tue capacità trasformarlo in qualcosa di positivo. Abituandoti piano piano a questo, riuscirai sempre a cavartela in ogni situazione e a trasformare quasi magicamente ogni imprevisto in una possibilità!

5) Ogni tanto sorprendi te stesso, cambiando abitudini. Starai già pensando al fatto di provare a scendere dal letto domani mattina con l'altro piede. Ok, va benissimo! Prova anche altro: provando a fare le cose al buio (lavarti, scegliere i vestiti), utilizzando la mano che non usi solitamente, allacciandoti le scarpe con una sola mano... non sono cosa sensazionali, ma ti potrebbero far scoprire qualcosa di nuovo.

Ah, detto questo: hai provato a leggere questo post con un occhio chiuso? ;-) Magari puoi farlo domani leggendo il nuovo post. Bastano piccoli dettagli per rivoluzionare la nostra quotidianità e renderla sempre nuova, interessante e bella da scoprire.

!ATANROIG ANOUB

sabato 10 settembre 2011

L'11 settembre e i giovani


Domani saranno passati 10 anni da quella mattina. Quattro aerei civili furono dirottati, tre raggiunsero, purtroppo, gli obiettivi: due le Torri Gemelle (nel World Trade Center di New York), uno il Pentagono di Washington. Il quarto non colpì l'obiettivo, ma si schiantò comunque, in un campo della Pennsylvania.

Tutti abbiamo guardato direttamente o indirettamente quelle immagini. Ricordo ancora con viva emozione i momenti in cui ho visto alla televisione, in diretta, lo schianto del secondo aereo sulle Torri Gemelle. Sono rimasto, come molti, incollato al televisore, seguendo con indicibile incoscienza quello che stava accadendo... Non capivo perché, ma c'era nell'aria una strana consapevolezza: che tutti in qualche modo eravamo rimasti toccati...

Dopo l'11 settembre non si dovrebbe più essere indifferenti. Servono drammi sconvolgenti, tragedie per farci accorgere che c'è bisogno di collaborazione. Non possiamo girarci dall'altra parte, come forse facciamo ogni giorno. Dobbiamo capire che siamo responsabili indiretti di quello che sta accadendo attorno a noi. Forse non possiamo cambiare il Mondo, ma possiamo dare il nostro contributo.

Momenti come questi ci fanno capire che siamo indispensabili, che ognuno può fare molto. Non serve diventare eroi riconosciuti a livello nazionale o internazionale, ma basterebbe diventare un eroe per un'unica persona o per tre, e che queste tre lo diventassero per altre tre. Wow! Che stupende cose si possono fare agendo nelle piccole cose in maniera straordinaria. 

L'11 settembre ci insegna che si può dare la vita per gli altri. Ci sono persone che ogni giorno, nel silenzio, lontano dai riflettori, metto al servizio i loro talenti, le loro capacità, il loro coraggio per salvare altre vite. 

Vite di sconosciuti. Vite di chi non potrà ringraziarti. Vite che implicano il dono della tua. Sono tanti e in una maniera incredibile quel giorno ci siamo accorti che ci sono. Abbiamo aperto gli occhi, abbiamo scoperto che in questo nostro Mondo il coraggio, la responsabilità per il proprio compito è ancora presente. Sono esempi come i 343 vigili del fuoco e i 60 poliziotti, morti nell'attacco alle torri gemelle che tengono viva la speranza e fanno crescere nei giovani il coraggio di cui c'è bisogno. 

Il vero pericolo, dopo l'11 settembre, è perdere la speranza. Non possiamo permetterlo e permettercelo. La speranza deve crescere nei momenti di crisi. È in momenti come quelli che stiamo vivendo che l'umanità ha fatto emergere tutte le sue potenzialità. Non dobbiamo farci prendere dallo sconforto o dalla paura, non possiamo vivere nell'attesa di qualcosa di brutto, ma avere il coraggio di sperare sempre in qualcosa di migliore.

Ho scritto solo qualche esempio di ciò che possiamo imparare da questa tragedia che ha cambiato il nuovo millennio. Ricominciare, ricostruire, ricordare sono le parole che sono state più pronunciate circa l'11 settembre. Oggi, c'è qualcosa che dà vita, ogni anniversario della tragedia, al World Trade Center e che serve a tenere vive queste tre parole: il Tribute in Light.

88 fari da ricerca impiantati nelle fondamenta delle Torri Gemelle creano ogni 11 settembre uno spettacolo emozionante. 

Per una notte all'anno le Torri Gemelle rivivono così, come due colonne di luce, come la nostra speranza che punta verso la sua origine.

venerdì 9 settembre 2011

Noi giovani siamo una risorsa

Questa mattina riflettevo su che cosa significa essere giovani e che implicazione, diritti e doveri questo ruolo comporta. Non credo sia semplice dare una definizione di giovane. Ce la si potrebbe cavare dando una definizione da vocabolario e affermando che giovane è colui "che è nell'età della giovinezza". Ottimo, ma non credo abbia risolto la questione. Qualcosa di più possiamo ricavarlo da quest'altra definizione: "chi è nell'età successiva alla puerizia e antecedente alla maturità". Questa definizione sembra più completa... ma cosa significa maturità?

La domanda "chi sono i giovani" mi ha portato a percorrere velocemente con la mente le varie epoche storiche alla ricerca di un qualcosa, un appiglio che mi potesse aiutare a risolvere la matassa, che invece è andata aumentando di dimensioni. In pochi flash mentali mi è stato chiaro che non tutte le epoche hanno avuto lo stesso concetto di "giovane". Cerco di spiegarmi in breve: certamente, senza andare in epoche antiche, il passaggio da una società preindustriale ad una industriale ha portato un cambiamento nelle modalità e nei tempi di essere giovane. In passato i tempi biologici seguivano i tempi sociali e tutto era scandito in modo abbastanza preciso. Oggi, non sembra essere lo stesso, visto che si parla perfino di "giovane-adulto".

A questo punto si può dire "chi sono i giovani"? Devo ammettere che ho trovato una risposta, ma con altrettanta onestà devo ammettere che non sembra così semplice. Ecco perché preferisco parlarne in un altro post, quando avrò elaborato, masticato, gustato e digerito il tutto. È un modo questo per dare anche a te la possibilità di cercare una risposta e sono sicuro che anche il tuo viaggio sarà affascinante e non posso nascondere il fatto che mi piacerebbe sentirlo.

Dopo questa lunga premessa, di cosa ti parlerò allora? Sempre di giovani!

Noi giovani tendiamo spesso a sentirci di "serie B", poco considerati nella società, anche se tutti parlano di noi. Non ti sembra che anche troppo spesso si parli di giovani, di dare spazio ai giovani, che i giovani sono il futuro? Altre volte si parla di noi, mettendo in risalto una sorta di invisibile spaccatura che ci sarebbe tra noi e gli adulti, dicendo che siamo superficiali, disimpegnati, apatici... considerandoci un problema.

In alcuni casi è il giovane stesso che si sente un problema, circondato da tanti congressi, dibattiti, trasmissioni televisive, che parlano di lui, ma che lo associano sempre e solo a situazioni di disagio, delinquenza, droghe, alcolismo, stragi del sabato sera.

Quello che oggi il più delle volte si trascura è il fatto che noi giovani, le così chiamata "nuove generazioni", siamo una risorsa. UNA RISORSA FONDAMENTALE.

Siamo coloro che possono apportare nuove idee, nuova linfa, nuovi strumenti, nuovi segnali. Siamo coloro che possono usare la creatività come risorsa e abbiamo la capacità di produrre innovazione più di chiunque altro. Certo, chi pensa che in questo nostro Mondo siamo già in troppi, non può affatto credere che la tecnologia e l'innovazione possa essere una soluzione, perché vuole far diminuire o meglio arrestare chi può portare questa soluzione: i giovani.

Ecco perché prima ho detto che siamo una risorsa fondamentale, perché purtroppo oggi siamo una risorsa che si avvia a diventare scarsa. Non a caso il tema del decremento demografico non tratta quasi mai di giovani, come se il campo riproduttivo riguardasse altri e non proprio noi e il futuro della nostra società. Se in questo non ci sarà un cambiamento di rotta nella direzione di una ripopolazione, le società andranno sempre più in crisi, perché perderanno il loro motore, la loro linfa.

Vorrei rivolgermi a tutti i giovani come me. Non voglio rivolgermi agli adulti, per dire: "Lasciateci spazio, concedeteci una possibilità". Non mi viene proprio da chiedere questo, perché sono troppo convinto delle potenzialità dei giovani che con la loro creatività possono stravolgere ogni situazione e creare anche dalle situazioni più critiche una bellezza travolgente.

Mi rivolgo ai giovani come me e dico: "Mettiamo a frutto le nostre qualità. Puntiamo sempre in alto. Possediamo una creatività straordinaria che può ribaltare anche la situazione più difficile. Possiamo innescare processi culturali inaspettati e rilevanti se non ci facciamo abbagliare da falsi valori, se stendiamo le nostre ali  e prendiamo il volo trasportati dal vento dei valori positivi. Diventiamo consapevoli della nostra forza, del nostro compito, del nostro ruolo come risorsa preziosa della società. Soprattutto, non permettiamo che ci facciano credere che di noi non c'è bisogno e che siamo il male del Pianeta. Assumiamo quella vitale consapevolezza che più siamo e più innovazione potremmo produrre!"

Grazie per essere giovane! Puoi contare su di me, perché io già conto su di te!

giovedì 8 settembre 2011

Inklings: fondare un club

Sai cosa significa inklings? Sai cos'è, o meglio, chi sono? Probabilmente anche a te è venuta in mente la parola INK in inglese, che significa inchiostro. Qualche riferimento o collegamento con questo liquido destinato ad essere applicato a carta o altri supporti c'è.

In realtà gli Inklings era un Club. Il Club più famoso di Oxford, formato da un gruppo di professori e universitari che si trovavano e si confrontavano sui loro scritti. Il nome viene definito, da uno dei più famosi componenti del club, uno "scherzo", perché: "era una trovata gradevolmente ingegnosa a suo modo, che faceva pensare a persone con vaghe idee e inclinazioni abbozzate oltre che pasticciano con l'inchiostro".

Il personaggio di questa frase è l'autore de Il Signore degli Anelli, de Lo Hobbit (che presto, si spera, vedremo al cinema): J.R.R. Tolkien. Non solo lui faceva parte di questo circolo letterario, ma altri grandi scrittori dell'Inghilterra dopo gli anni Trenta: C.S. Lewis,  Owen Barfield, Hugo Dyson, Adam Fox, Charles Williams, C.E. Stevens, J.A.W. Bennett e molti altri...

Il racconto degli incontri letterali di questi personaggi puoi leggerlo nel libro di Humphrey Carpenter - Gli Inklings - Editore: Marietti - uscito il 16 marzo 2011, che anche io ho finito da poco di leggere. 347 pagine dove potrai scoprire che gli Inklings erano molto di più di un club letterario. Le riunioni si svolgevano il giovedì nella camera di Lewis al Magdalen College e il martedì a pranzo e poi c'erano cene e altre occasioni per incontrarsi e confrontarsi.

Era molto di più di un semplice Club letterario, perché fu il punto di partenza di molti libri, alcuni dei quali sono stati best seller dell'epoca, altri lo sono ancora (vedi la trilogia di Tolkien o Narnia di Lewis). È stato centro di discussioni, dialoghi incredibilmente affascinanti su argomenti non certo banali, sulla profondità delle cose, sulle diverse visioni del mondo e della storia. È stato un mezzo di crescita personale, un arricchimento culturale e la nascita di profonde amicizie, quelle che rimangono anche quando non si abita più vicini.

Ho trovato sempre affascinante il fatto che persone intelligenti, alcune geniali, potessero influenzarsi reciprocamente. È indescrivibile la forza che dà il confronto libero e sincero delle proprie idee con persone che le accolgono e sai che le potranno si criticare, ma in maniera sempre costruttiva. 

Non ho mai aderito e nemmeno fondato un qualcosa che si potesse realmente chiamare Club... non so se tu l'hai fatto, ma mi piacerebbe davvero sentire l'esperienza di giovani pieni di entusiasmo per esperienze simili.

Io posso descriverti brevemente il mio entusiasmo, la consapevolezza che possiedo di potermi ogni settimana confrontarmi con altri giovani. Di mettere insieme le nostre capacità, idee, sentimenti, sogni, obiettivi, per realizzare qualcosa di buono. È anche questa situazione "un qualcosa di più", non un semplice circolo, (di circolo non ha proprio nulla), ma lo spazio, il momento, il tempo per crescere insieme e capire, almeno per me, che ogni persona è indispensabile ed ha qualcosa di speciale che può donare al Mondo.

Chissà, magari un giorno, sarò parte di un vero Club come quello degli Inklings (forse ne faccio già parte senza nemmeno rendermene conto). Sicuramente, sarebbe bello poter raggruppare con una certa sistematicità e frequenza persone, soprattutto giovani, che sappiano "aprire le loro menti". Sono certo che questo mezzo è un aiuto prezioso, se ben gestito, per far crescere nei giovani un vero entusiasmo e far sì che ognuno possa sviluppare i propri sogni. Molto spesso basta solo una spinta per trovare il coraggio indispensabile. Sapere che altri trovano interessanti le tue idee, ti può far diventare un leone.

Con le potenzialità che oggi la tecnologia ci mette a disposizione, si potrebbero creare dei Circoli davvero strepitosi, con scambio di documenti, video... facendo videoconferenze, utilizzando i diversi social network, come facebook. Anzi, sai cosa mi viene in mente? Non so se conosci Google Plus (G+), ma le Cerchie, potrebbero essere sfruttate proprio per creare qualcosa del genere... allora sì che la potenzialità di questi Circoli avrebbe quel qualcosa in Plus!

mercoledì 7 settembre 2011

Il valore della prudenza

Un tempo, nel Medioevo, era quasi obbligatorio saper giocare a scacchi, nelle corti tutti dovevano conoscere le regole ed essere almeno un po' abili nel muovere le pedine. Grandi personaggi della storia hanno passato intere giornate della loro vita davanti ad una scacchiera, qualcuno, perfino, vedeva in questo gioco la metafora della vita.

Devo confessarti che a me piace molto giocare a scacchi e credo che davanti ad una scacchiera possiamo trarre qualche insegnamento per la vita. Sicuramente possiamo sviluppare un magnifico valore. Il valore della prudenza.

In poche parole che cosa è la prudenza? Pensando agli scacchi direi: lo spazio fisico e temporale che separa l'incontro di due pezzi. Il saper valutare il valore diverso dei singoli pezzi, le loro qualità, le loro diverse possibilità di movimento e soprattutto sapere e riconoscere che in ogni situazione, nella natura di tutte le cose, ci sono delle regole che devi seguire se vuoi rispettare te stesso e gli altri.

Per tradizione appartiene a quelle virtù che anche Dante raffigura sul volto del custode del Purgatorio e che fanno parte del patrimonio naturale di ogni persona. E' quindi una qualità impressa indelebilmente in ognuno di noi, è qualcosa che appartiene a tutti. Allora perché non tutti sono prudenti? Perché ci sono persone avventate nelle loro scelte, sconsiderate per certi versi, che prima fanno le cose e poi ci pensano? Semplice, perché la prudenza non solo fa parte di noi, ma deve essere esercitata e sviluppata. Insomma, prudenti si nasce e di diventa!

Prudenza deriva dal latino prudentia (prudens), ma si può riferire anche a providere, ossia "vedere innanzi", è quindi un qualcosa nascosto nelle strutture del nostro modo di vedere le cose. La prudenza è qualcosa che comporta riflessione e cautela prima di fare qualcosa, è soprattutto un modo di vedere (o prevedere).

Indica regola e misura delle cose e delle nostre azioni; giuda in modo immediato, se ben sviluppata, il nostro giudizio. E' definita il cocchiere, l'auriga, di tutti gli altri valori e per questo ha un'importanza estrema nella vita di tutti.

Significa saper scegliere i mezzi adeguati alle situazioni e agli obiettivi. Plutarco diceva che "chi non conosce la strada per il mare, deve cercare un torrente, come compagno del suo viaggio".

Come sviluppare questo valore?

1) Giocando a scacchi ovviamente! ;-)

2) Imparando dalle esperienze che hai fatto o che hanno fatto gli altri: non possiamo sperimentare tutto e non è detto che solo provando qualcosa possiamo capire se questa è un male o è un bene. Vedendo gli altri, diventando buoni osservatori, mettendo i binocoli della prudenza che ci fa vedere lontano, possiamo valutare anche le esperienze che non abbiamo vissuto direttamente.

3) Quando un tuo amico ti racconta qualcosa, ti espone un dubbio... cerca di pensare a cosa avresti fatto tu in quell'occasione. Valutare le situazioni che non ci toccano personalmente è sempre un po' più facile.

4) Guarda sempre un passo avanti. Anzi due o tre se ci riesci. Come andrà questa situazione? Che conseguenze provocherà nel tempo? Non fermarti a valutare solo la mossa successiva, la partita è lunga, e ricordati che ogni scelta determina il suo esito.

5) Non scoraggiarti quando ti accorgi di aver sbagliato. Cerca semmai di riparare a quanto fatto, se è possibile. Non procedere subito in modo avventato, fermati, rifletti e agisci con prudenza. Ancora una volta gli scacchi ci vengono in aiuto... la mossa in se è rapida, come per esempio è rapido dire la frase "ti chiedo scusa", ma la riflessione che ci porta a quella determinata mossa giusta può durare diverso tempo, il tempo giusto direi. ;-)

6) Ricordati che la partita prima o poi finisce. Non puoi rimanere sempre a riflettere e basta. La prudenza non avrebbe senso se non portasse alla realizzazione del bene. Un cocchiere che non dà lo scocco di frusta ai cavalli che utilità avrebbe?

7) Le azioni che svolgi abitualmente possono essere il miglior esercizio per sviluppare la prudenza. Esatto, non devi cercare situazioni super particolari, i casi limite, per capire se sai valutare con prudenza. Partendo dall'analisi di ciò che fai tutti i giorni ti potrai accorgere se hai sviluppato questo valore. Un esempio? Ok, quando inizi a fare qualcosa, valuta in che ordine procedi. Quando ti metti a studiare, ti butti a capofitto o ti prendi un tempo per valutare cosa farai nei prossimi minuti, per capire come sfruttare al meglio il tempo che hai?

8) Quando senti una notizia al TG, non dire solamente "che tragedia". Cerca di capire cosa c'è di buono e di sbagliato nel caso esposto. Cosa si poteva fare per evitare questo male? Cosa ha portato a questo bene?

9) Inventa casi limite e metti alla prova te stesso e i tuoi amici. Potrebbe diventare un bel gioco. Una serata in compagnia si potrebbe trasformare in una "lezione di vita", in una condivisione di valori, di giudizi, in un confronto costruttivo per crescere insieme. In questa occasione dimostra prudenza: non voler far prevalere la tua idea, ma sappi aprire le orecchie. Ascolta con attenzione e cerca di portare anche il tuo udito più avanti, lì dove sono le basi di una determinata risposta.

Per finire, dobbiamo imparare che ci sono diversi tipi di prudenza, o meglio tre modalità di esercitare questo valore. Non sempre, infatti, ci serve la stessa intensità di prudenza, ma è bene possedere il grado più alto possibile di questo valore, perché solo così potremo calibrarlo nei diversi casi.

A) Nelle situazioni normali. Quando non ci viene richiesto un impegno notevole, uno sforzo, un sacrificio. E' quella prudenza quotidiana, che esercitiamo tutti i giorni e che determina come è andata una nostra giornata tranquilla. Non è da sottovalutare, perché è quella che esercitiamo maggiormente nella nostra vita e che può riempire le nostre giornate "monotone".

B) Nelle situazioni difficili. E' quella che ci salva e ci fa andare avanti per la via giusta, in occasioni problematiche, in casi che ci fanno entrare nel dubbio, che ci costringono a fermarci per una valutazione più approfondita. E' quella prudenza che ci fa chiedere consiglio.

C) Nei casi di obiezione di coscienza. A volte, può capitare di dover andare controcorrente. Essere da soli contro "tutti", o la maggior parte delle persone, o il gruppo che ci circonda. Quante volte agiamo solo perché ci conformiamo a chi abbiamo attorno? Ma è veramente giusto quello che stiamo facendo? Ci farà bene? Se possediamo questo ultimo livello di prudenza, le scelte, saranno sempre "nostre" e avremo il coraggio di andare controcorrente, magari diventando noi stessi quelli che influenzano le scelte di altri. Questa strada comporta dei rischi, molte volte evidenti, ma è la marcia più potente e, solitamente, ci si accorge subito di chi ha questa marcia in più. Sono le persone che ammiriamo!

Quindi, prima di trovarti di fronte allo "scacco matto" della tua vita, preparati ed esercitati in questo incredibile valore che può rendere la tua vita sicura ed entusiasmante. Non credi che sarebbe magnifico superare con semplicità i propri dubbi su cosa è meglio fare o non fare? Come credi ti sentiresti se possedessi una qualità sviluppata nel tempo che ti permettesse di applicare giudizi senza sbagliare?

E' solo con l'esercizio che imparerai a fare la mossa giusta nel minor tempo possibile, proprio come nelle gare di scacchi ;-)

martedì 6 settembre 2011

Il coraggio di un genitore

"È stata una decisione difficile ma è una scelta che ogni genitore dovrebbe compiere".

Una frase che mi ha colpito molto... una storia che ho scoperto solo oggi, leggendo un vecchio giornale. È accaduta a metà agosto, quando ero in vacanza.

Probabilmente tu l'hai già sentita e risentita e avrai seguito la vicenda tramite telegiornali e quotidiani. Vorrei solo raccontarla brevemente, perché ha me ha lasciato qualcosa di importante.

Ecco il racconto in breve (un collage rielaborato di vari articoletti che ho letto): Adrienne Ives stava osservando con il marito al telegiornale le immagini di giovani incappucciati intenti a spaccare, ditruggere e saccheggiare i sobborghi di Londra, quando si è accorta di qualcosa che l'ha letteralmente sconvolta e ha spettato il cuore di mamma.

Sì, perché Adrienne è madre, ha una figlia, Chelsea, di 18 anni che vive con lei e il marito a Londra. Una figlia speciale, i più la definirebbero "bella e brava". Una 18enne carina insomma, brava a scuola e Ambasciatrice per le Olimpiadi di Londra 2012. Una sportiva, una di quelle ragazze che alle prossime Olimpiadi  avrebbe dovuto dare il benvenuto e guidare i turisti ai giochi di Londra.

Chelsea aveva guadagnato questa possibilità per i suoi meriti sportivi, visto che è una grande atleta, e per il suo ottimo rendimento scolastico.

Bene, prova a immaginare come si può essere sentita la mamma quando, vedendo i telegiornali, ha riconosciuto in un video sua figlia che insieme ad altri ragazzi, durante i tumulti della sommossa di Enfield, lanciava pietre contro il negozio della Vodafone.

Marito e moglie "sono sprofondati nell'inferno" come hanno affermato, ma credo che in poco tempo siano risaliti... Hanno pianto, poi hanno chiamato gli agenti e hanno denunciato la figlia.

Una madre coraggiosa, mi viene da dire, una mamma che può comprendere gli errori di un figlio o di una figlia, che può anche giustificarli e forse farsene una colpa, ma che non può smettere di amare. "Amo mia figlia, ma l'ho educata a distinguere il bene dal male". 

L'amore, quello vero, vede chiaramente ciò che è giusto; l'amore tende al bene, alla bellezza, alla giustizia. Se andasse nella direzione contraria non si potrebbe più chiamare amore.

Credo che Chelsea abbia una grande fortuna: quella di tornare a casa e trovare una madre e un padre che sanno educare. Sono genitori, sanno sbagliare (e l'avranno fatto mille volte come tutti noi, genitori e non), ma hanno il coraggio di prendere decisioni dure, ma che ritengono giuste, per il bene della propria figlia.

Non so che cosa pensa oggi Chelsea dei suoi genitori, non so se ha capito che ciò che ha fatto è sbagliato e ciò che hanno fatto i suoi genitori, invece, è giusto. Molte volte noi giovani non comprendiamo le scelte degli adulti, tanto meno quelle dei nostri genitori, ma credo che se queste seguano la giustizia, riusciremo sempre ad accettarle, con fatica, con sacrificio a volte, ma le riusciremo ad accettare.

Fatto questo passo, saremo più uomini, più maturi e porteremo per sempre con noi un insegnamento dei nostri genitori.

Spero solo di avere lo stesso coraggio e di non dimenticarmi mai, quando sarò genitore, che ci sono azioni giuste e azioni sbagliate e che bisogna fare quelle giuste. Ai figli, come ai giovani in generale, non servono tante parole, tante prediche o sermoni, ma servono veri testimoni del bene.

lunedì 5 settembre 2011

Cosa possono insegnare due Premi Nobel ai giovani?

Oggi vorrei aprire questo post ricordando una persona straordinaria, una donna che ha dedicato la propria vita agli altri, un personaggio che è entrato nei cuori di molti e che a 14 anni di distanza dalla sua morte continua a cambiare il destino di tante persone: Madre Teresa di Calcutta.

Abbiamo già dedicato altri post a questa incredibile suorina. Uno in occasione dell'anniversario della nascita, l'altro per condividere una sua poesia.

Ci sarebbe molto da scrivere su Madre Teresa, una donna che ha suscitato in tanti giovani la voglia di costruire un futuro migliore, che ha acceso in molti l'entusiasmo per creare e trasmettere una corrente positiva di valori nella società. Alcuni giovani hanno raccolto questa sfida lanciata da Madre Teresa ed è nata così Gente Nuova.

In un suo scritto, una poesia, una frase dice: "La rotta migliore? La via giusta". Chiaro, efficace e certamente vero. Ma quale è la via giusta?

Provo a dare una risposta cercando di unire il pensiero di un altro Premio Nobel. Forse accostando il pensiero di Rita Levi Montalcini (Premio Nobel per la medicina nel 1986) a quello di Madre Teresa (Premio Nobel per la pace nel 1979) possiamo trarre un grande insegnamento. Due donne che hanno vissuto tanti anni, che hanno fatto due percorsi di vita estremamente diversi, dedicandosi a passioni differenti. 

Rita Levi Montalicini in un capitolo del suo libro "Il tuo futuro" (dove cerca di elargire alcuni consigli ai giovani) scrive: "La rotta a senso unico per definizione, e cioè la rotta a una sola direzione, è quella della vita". Già in questo punto scorgiamo una similitudine: la coscienza, in entrambe queste donne, dell'importanza della vita. Madre Teresa di Calcutta si è sempre battuta per il valore della vita, per salvare la vita di tanti e lo stesso, dedicandosi alla medicina, possiamo dire abbia fatto la Montalcini.

Proseguendo la lettura di questo capitolo del libro di Rita, la scienziata evidenzia tre rotte a senso unico di natura deviante in senso peggiorativo. Elenco le prime due per completezza, ma vorrei soffermarmi sulla terza, perché credo ci possa servire maggiormente per cercare di rispondere alla domanda inziale: "Qual è la via giusta?"

"Le più comuni rotte a senso unico rientrano in tre gradi categoria: quella del ricorso alle droghe, quella dell'affiliazione ad associazioni criminali e quella, apparentemente meno pericolosa perché dai contorni sfumati, che consiste nella ricerca di falsi valori"

Credo sia importante portare via ancora due righe per sottolineare il fatto, non irrilevante che sia una grande scienziata di fama internazionale a avvertire i giovani sulla pericolosità delle droghe (che molto spesso oggi sembrano caramelle che non fanno male). Lei che ha dedicato la sua vita allo studio del cervello, sa bene quali effetti tragici e pericolosi possono provocare le droghe nella mente di un giovane e di un adulto, arrivando a definire le droghe "una delle più gravi piaghe sociali dei nostri tempi".

Detto questo, vorrei soffermarmi sulla terza rotta a senso unico e a senso negativo. Questa è quella tesa alla ricerca di falsi valori. Una rotta che è sicuramente la più distruttiva, la più subdola, quella che molti seguono senza rendersene conto e che, molte volte, impedisce anche a chi ci circonda di accorgersi che stiamo sbagliando.

Si dice che se non si hanno ben chiari i valori da seguire, si condurrà una vita triste e sofferente. È vero! Forse bisognerebbe specificare che i valori, quelli che possono chiamarsi propriamente così, sono il valori positivi. Solo questi hanno quel potere incredibile da poter donare alla vita di un giovane un senso di certezza, di sicurezza, di totale serenità e coerenza, che pochi purtroppo raggiungono.

La via giusta sembra essere proprio quella dei veri valori, dei valori positivi. E lo è! 

La rotta dei falsi valori è quella che predispone alle altre due rotte negative. Un giovane che segue la via giusta, che ha mosso la propria volontà e ha deciso di seguire dei valori positivi, ne ha fatto una gerarchia e la bussola della sua vita, non cadrà né nella droga, né resterà imprigionato nella tela di associazioni a delinquere. Almeno non per sua volontà!

Rita Levi Montalcini sottolinea, perché i falsi valori sono così pericolosi. Questa terza via infatti si presenta "sotto l'aspetto della perfetta normalità. Non altera le capacità cognitive come accade ai tossicodipendenti, non mette la vita in pericolo come nel caso sopra indicato (quello delle bande criminali), ma altera le capacità di discernere il vero dal falso, il lecito dall'illecito e di distinguere gli obiettivi che meritano di essere perseguiti da quelli che non lo sono. Una volta offuscato, il senso dei valori è difficile da recuperare."

100% d'accordo; ecco perché dobbiamo batterci con tutta la nostra forza, mettere a disposizione le nostre menti giovani per trovare sempre nuovi modi di trasmettere i valori positivi, soprattutto tra i nostri coetanei. Al contrario, proprio come dice la Montalcini: "il prezzo pagato, ed è un prezzo grandissimo, consiste nella perdita del piacere di vivere".