
donna m'apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva.”


Apriamo un nuovo capitolo negli argomenti del blog: parliamo (ed è solo l’inizio di una serie) di emozioni e sentimenti.
Sai, non solo nella nostra lingua esistono due termini distinti, ma anche in tante altre. Pensa, per esempio, alle parole inglesi emotions e feelings. Ovviamente puoi dire velocemente quale delle due corrisponde ad emozioni e quale a sentimenti (facile no?).
Sapresti dire con la stessa facilità che differenza c’è tra un sentimento e un’emozione?
Partiamo da una importante premessa. Non possiamo dividere l’uomo in parti, perché ognuno di noi è un tutt’uno, ma come sempre per spiegare qualcosa si cerca di semplificare e di dividere.
Allora semplifichiamo e dividiamo… vediamo subito la caratteristica fondamentale dei sentimenti, prima ancora di darne una definizione. Il criterio per distinguere i sentimenti da altri aspetti della nostra vita è la soggettività. Per dirlo con parole povere, il sentimento è sempre “mio”.
Il sentimento indica solamente lo stato del soggetto, di chi lo prova. Facciamo un esempio molto pratico: in una stanza entra un ragazzo con la sua ragazza. I sentimenti di questo ragazzo verso la sua fidanzata (si presume che siano sentimenti di amore), sono sicuramente diversi dal mio sentimento verso questa ragazza, che magari nemmeno conosco. Non abbiamo tutti gli stessi sentimenti, né nella stessa misura, né allo stesso modo.
I sentimenti non si possono trasferire agli altri, sono personali. Prova a pensare a quante volte pretendiamo che gli altri, soprattutto le persone che ci sono più vicine, provino gli stessi nostri sentimenti. Una persona matura, invece, dovrebbe capire questo e comprendere l’altro, accettando i sentimenti di chi gli sta vicino.
Se c’è qualcosa da imparare da questo post, è proprio questo!
Ancora non abbiamo risposto alla domanda di partenza: non abbiamo detto la differenza tra sentimenti ed emozioni. Cerchiamo di farlo tornando all’esempio dei due fidanzati e precisamente al momento del “primo bacio”… il sentimento è diventato così intenso che ha portato con sé una commozione organica, ossia un cambiamento fisico prima, durante o dopo il fatidico bacio. Il cuore ha iniziato a battere più velocemente, il corpo ha reagito scatenando una serie di reazioni ormonali… Ecco definita un’emozione.
L’emozione è qualcosa di intenso che dura un tempo limitato (nella maggior parte delle volte) e che imprime un cambiamento fisico nel nostro corpo, mentre il sentimento suscita in noi una reazione tranquilla, che non altera il ritmo né la normalità fisiologia.
Qualcuno dice che le emozione non si possono capire… anche una famosa canzone diceva così… (vediamo chi trova per primo la citazione?). Il vero problema dei sentimenti e delle emozioni è che bisogna conoscere come si originano, come modificano il nostro stato, quali sono le cause, le occasioni che le suscitano, le disposizioni che le intensificano.
Nel libro Il ritratto di Dorian Gray si legge: “Non voglio essere in balia delle mie emozioni. Voglio servirmene, goderle e dominarle”. Nei prossimi post approfondiremo insieme l’argomento dei sentimenti e delle emozioni, cercando di capire da dove partono, come si sviluppano e come controllarli.
Quindi, se vuoi arrivare a dire come Dorian Gray, continua a seguire il blog ;-)

Quasi il 46% dei giovani sostiene che la persona umana esiste dal concepimento: un dato incoraggiante per alcuni. Evidentemente per chi non conosce la biologia, il diritto, la filosofia….
Proprio ieri, 11 marzo 2011, un avvocato si è trovato a dover affrontare il problema alla radice, domandandosi: “Quando inizia la vita umana?”. Il documento dell’avvocato Yves Bot appare destinato a riaccendere la discussione etica sul tema degli embrioni umani e sull’inizio della tutela giuridica della vita umana.
Il problema di fondo è che non esiste una definizione univoca del concetto di embrione umano, pertanto bisogna partire innanzitutto da qui. Proprio per questo il sopraccitato Yves Bot, avvocato Generale della Corte di Giustizia Ue (non di certo l’ultimo arrivato), ha affermato che il riferimento non può che essere scientifico.
Le cellule, subito dopo la fecondazione, “costituiscono il primo stadio del corpo umano che diverranno”. Chiaro, conciso ed essenziale! Quindi, anche da un punto di vista giuridico, dal momento della fecondazione, queste cellule devono essere definite come embrione umano.
“Parimenti, deve essere attribuita la qualifica di embrione alla blastocisti (stadio successivo dello sviluppo embrionale considerato in un determinato momento, ossia circa cinque giorni dopo la fecondazione) in quanto, il principio della dignità umana si applica, non soltanto alla persona umana esistente, al bambino che è nato, ma anche al corpo umano a partire dal primo stadio del suo sviluppo, ossia da quello della fecondazione”.
Ad onor di cronaca, le dichiarazioni sono partite da un’altra questione, ossia se l'esclusione della brevettabilità dell'embrione umano riguardi tutti gli stadi della vita a partire dalla fecondazione dell'ovulo o se debbano essere soddisfatte altre condizioni, ad esempio che sia raggiunto un determinato stadio di sviluppo.
È interessante notare come ancora una volta l’importanza del valore della vita (di cui abbiamo già parlato qui) si afferma con forza, fin dal suo inizio. Sembrerebbe proprio che la nostra Unione Europea sia pronta a riconoscere la vita fin dal concepimento e questo non su accordi di maggioranze, non sulla base di opinioni di grandi personalità, ma sulla base dei fatti, giudicando la realtà così come è.
Credo allora che questa percentuale del 46% sia destinata ragionevolmente ad aumentare!

Ogni promessa è un debito… se ti ricordi, qualche tempo fa, parlando di comunicazione ho detto che avrei scritto qualcosa sui mass media. (Puoi leggere qui, per rinfrescarti le idee).
Il precedente post sulla comunicazione terminava così: “Mi rimane una domanda: la comunicazione può essere considerata neutra? Se non lo è, come possiamo imparare a comunicare bene il bene? A trasmettere qualcosa di positivo?”
Ovviamente un modo per riuscire a trasmettere bene il bene è conoscere e imparare quali sono e come funzionano i mezzi di comunicazione, ossia tutti quei canali (oggi sempre più vari ed accessibili a tutti) che permettono che un messaggio venga diffuso.
Partiamo da questa domanda: “Come fa una notizia a diventare importante?”. Per prima cosa deve avere un carattere di novità, perché questo risponde alla curiosità e alla ricerca di verità che è in ognuno di noi, in ogni uomo.
Inoltre, le notizie importanti riguardano un gran numero di persone e per questo suscitano un effetto di identificazione; affrontano questioni molte volte vicine, che creano consenso geografico e psicologico. Molte volte sono eventi sensazionali, veri e propri scoop; altre volte riguardano scandali, abusi…
Ecco perché un fatto fa notizia!
Le questioni e i casi vengono trasformati con un linguaggio possibile, accessibile al grande pubblico. Assumono un carattere narrativo, si prestano al racconto di una storia che può essere trattata in più puntate e seguita da molte persone, suscitando interesse come una vera e propria fiction.
Quali sono i valori alla base di chi racconta una notizia? Chi si occupa (e preoccupa) di dare informazioni, tramite quotidiani o nuovi mezzi di comunicazione (tv, radio, rete…), deve sicuramente compiere tre passi: andare, vedere e raccontare. Considerando solo il primo punto, ci possiamo rendere conto che sono pochi quelli che veramente “vanno”, ossia si recano nel posto; la maggior parte, oggi, prendono informazioni da altri, da agenzie, da terzi… e questo può comportare alcuni errori, la comparsa di notizie false, ingigantite, distorte.
Sono tanti i valori fondamentali dei mass media, ma tre sono proprio i pilastri che non dovrebbero mai mancare: obiettività, completezza, tempestività.
Visto che potenzialmente chiunque può fare “giornalismo”, tramite il proprio sito o più semplicemente nei social network che rendono la comunicazione più vicina a quella di un tempo, bisogna cercare di orientare il comportamento, insegnare a ricercare le fonti, educare all’analisi critica, alla decodificazione e alla comprensione etica di certe notizie…
Soprattutto… riscoprire e seguire questi tre valori!


Conosco molti giovani che…
Con sicurezza, sanno essere seri nei momenti importanti.
Con gioia, non dimenticano di affrontare la vita con un sano ottimismo e autoironia.
Con passione, credono nel futuro e nelle altre persone.
Vedo molti giovani che…
Con creatività, non si lasciano omologare dalle mode, ma le creano.
Con coraggio, superano le difficoltà quotidiane per raggiungere i loro obiettivi.
Con generosità, camminano per la strada sorridendo agli altri, perché sanno amare.
Parlo con molti giovani che…
Con rispetto, ragionano con la propria testa.
Con sincerità, sanno parlare e discutere, confrontarsi e scherzare.
Con amicizia, ascoltano e sono capaci di confortare gli altri.
Molti giovani hanno dei bellissimi valori, basta saperli vedere con semplicità…