giovedì 21 giugno 2012

Ammazzare il tempo

Il testo uscito ieri per la prima prova della maturità 2012 propone degli spunti interessanti. Troppi, a dire la verità, per essere sviluppati in un post. Cercherò, quindi, di analizzare solo qualche punto in modo totalmente libero, senza seguire la traccia di analisi che hanno proposto dal Ministero. 

"Ammazzare il tempo" di Eugenio Montale fa parte di una collezione di scritti in prosa chiamata Auto da fé, ma pubblicato per la prima volta nel 1961 nel Corriere della Sera. In realtà, bisognerebbe leggere il testo completo per riuscire a capire ed inquadrare per bene il discorso dell'autore, ma alcuni passaggi aprono curiose prospettive e idee.


Per esempio, ci si potrebbe soffermare su alcune parole che vengono usate dallo scrittore. Ozio, come viene sottolineato, è qualcosa di diverso dallo svago. Quando ci ritroviamo davanti ad un televisore a vedere un bel film, quando ci buttiamo sul divano, quando divaghiamo... non stiamo oziando, ma ci stiamo piuttosto svagando. L'ozio è concepito come qualcosa di diverso. Non è il dolce far niente. È un'occupazione, una delle più importanti e delle più dimenticate. Indica un'occupazione principalmente votata alla ricerca intellettuale.

Non capisco perché, ma già da questa analisi si evidenzia, per l'ennesima volta, come  si tenda sempre a vedere il lato negativo. Così la nobile parola ozio è diventata sinonimo di pigrizia, inerzia, persino può tradurre uno dei vizi capitali. Ma possibile? Bisognerebbe, invece, abituarsi sempre di più ad oziare. Ad usare la propria mente, non tanto per qualcosa di pratico e manuale, ma per scendere nell'intimo di se stessi.

Ecco il problema e il centro di tutto il discorso sul tempo di Montale. Ecco il problema del nostro tempo! Non quello che dobbiamo ammazzare, ma quello che stiamo vivendo.
Non siamo più abituati a goderci il tempo e ad impiegarlo per guardarci dentro puntando il nostro sguardo sul mondo. Non siamo capaci di non "fare qualcosa". Dopo un primo minuto di pausa, ci troviamo già spiazzati: "adesso che faccio?". Subito la mente ci presenta delle soluzioni per distrarci e per occupare il nostro tempo: una chiamata al telefono, una radio che si accende, una TV che si illumina, un social network dove accedere, una corsa di qua, un'altra di là... mille attività (a volte inutili, non necessarie, non prioritarie) utili ad ammazzare il tempo che è "il problema sempre più preoccupante che si presenta all’uomo d’oggi e di domani".

Rimane allora poco tempo per riflettere. Per aprire la mente e vagare nei misteri del mondo. Per salire fino alle stelle e poi rituffarci, alla velocità di una sinapsi, nella profondità del nostro stesso essere. 

Concedersi un po' di tempo, concederselo per davvero, non è facile. Si tende a scappare da se stessi, si ha una misteriosa e direi malsana paura di affrontare la realtà, che molto spesso si presenta come un labirinto ed appare difficile da decifrare. Lo stesso dicasi per noi stessi... conoscere, analizzare ed imparare ad amare le proprie qualità e i propri limiti (soprattutto questi ultimi) non è un gioco da ragazzi, ci si può perdere, ci si può ritrovare nella situazione di dover ripercorrere la stessa strada più e più volte, senza trovare la via d'uscita. E cadere nella disperazione.

Non possiamo semplicemente "anestetizzare la vaga apprensione che quel vuoto si ripresenti in noi", ma dobbiamo riempirlo con qualcosa di solido, con delle certezze, con delle verità, con la conoscenza di noi stessi, con l'amore degli altri e per gli altri, con i valori più belli e alti... Solo così non avremo più paura rimanere soli con il nostro, e ribadisco nostro, tempo!

L'"odiato fantasma" non è allora il tempo: siamo noi stessi, è la realtà che ci circonda. È da essa che tendiamo a scappare. Il tempo è un'opportunità. Lo possiamo usare per "ammazzarlo" ed "ammazzarci" riempiendolo di attività inutili, di passatempi che ci tengono occupati, svuotandoci come se fosse un vero "pericoloso mostro"; oppure possiamo godercelo, abbracciarlo per scoprire le cose di cui è fatto il bello della vita.

Considerando il tempo uno dei più grandi valori che abbiamo, potremo arrivare a capire che non è affatto lo "spirito di conservazione che rallenta il progresso"; che non è giusto dire che "Qualora non ci fosse più nulla da conservare il progresso tecnico si farebbe molto più veloce"

Solo conservando, ossia custodendo, mantenendo e salvando la tradizione, il passato, la memoria... il progresso può realizzarsi. Non c'è una lotta tra nuovo e vecchio, tra progresso e conservazione, c'è un'unione, un'intenso legame tra di essi... un legame dato dal tempo.
il tempo uno dei più grandi valori

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