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venerdì 14 ottobre 2011

RONNA VAUGHN: incinta in terza media

"Il giorno dopo Natale dissi a mia madre che dovevo parlarle. Stava cucinando la cena e mi disse che non aveva tempo. Le dissi, "No, Mamma, dobbiamo parlare ora. Devi sederti." Fu quello il momento in cui le dissi che pensavo di essere incinta. Ero in terza media."

Questo è l'inizio della storia che voglio raccontarti oggi e la protagonista è Ronna Vaughn. Sei curioso di sapere cosa è successo a Ronna e al suo bambino? Cosa le ha consigliato la madre e cosa ha fatto il padre del bambino? 

Ho scelto questa storia tra tante altre, perché credo rappresenti qualcosa di molto attuale, una situazione che potrebbe presentarsi anche qui in Italia e forse qualche giovane che sta leggendo ha vissuto qualcosa di simile. Ho deciso di raccontare la vita di Ronna anche per un altro motivo, per la sua inattualità. Lei, infatti, ha fatto qualcosa che probabilmente non ti aspetti, anzi ha fatto molto di più... 
Ecco come continua la storia... Buona lettura! 

"La sua prima domanda (quella della mamma si intende, mentre erano ancora sedute una di fronte all'altra) fu di chi era. Poi disse, "Non importa, lo so chi è". Lasciò la stanza e non mi disse altro al riguardo per alcuni giorni.
Andammo dal dottore qualche giorno dopo. Ero incinta di tre mesi. (...) Quando il dottore ci disse che ero incinta, mi misi a piangere all'improvviso. Mia madre fece lo stesso. Fu terribile.

Lo raccontai al mio ragazzo e lui mi disse che ci sarebbe stato per il bambino - non importava cosa sarebbe successo tra noi due.
Due settimane più tardi venni a sapere che anche la mia migliore amica era incinta del mio ragazzo. Lui non negò. Piansi tutte le notti. Ero davvero a pezzi.

Non avevo mai pensato che l'aborto potesse essere la soluzione giusta da fare. I miei genitori erano divorziati e quando io e mia mamma andammo da mio papà per dirgli che ero incinta, la sua prima parola fu aborto. Disse che avrebbe pagato lui. Mia madre voleva lo stesso. In segno di rispetto, ci pensai. Ma dissi loro che non potevo. (...)

Andai a scuola fino alle ultime sei settimane. (...)
A quel tempo - all'ottavo mese - i miei nonni erano stati male e avevano bisogno di qualcuno che si prendesse cura di loro. Mia madre comprò una casa accanto alla loro per esserli vicina.
Sono stata contenta di trasferirmi. Il mio ragazzo abitava proprio dall'altra parte della strada. Prima di rimanere incinta eravamo insieme tutto il tempo. Ma adesso mi evitava.

Mentre stavo facendo una doccia a casa dei miei nonni una sera sentii un dolore acuto. Mia nonna chiamò mia madre e lei mi portò all'ospedale subito. (...)"

Il giorno dopo (22 luglio) nacque Robbie e Ronna aveva 15 anni. Il Dipartimento di Salute Umana del Tennessee fornì a Ronna tutti gli aiuti necessari: consulenza individuale, supporto emotivo e servizi di aiuto per lei ed il bimbo, così Ronna riesce a ricominciare la scuola fin da quando Robbie ha solo un mese. 

Le parole di Ronna ci fanno capire la sua situazione a quell'epoca: "Gli davo da mangiare, gli facevo il bagnetto, facevo i compiti e lo mettevo a letto - tutti i giorni. Qualche volta restavo sveglia fino all'uno o due di notte preparando bottiglie e facendo i compiti. e dovevo alzarmi alle 5:30 del mattino per prepararmi, per poi preparare Robbie, portarlo all'asilo nido, così da essere in tempo per la scuola. 

Non avevo molti amici. Tutti mi conoscevano, tutti erano carini con me, ma non avevo degli amici vicini. Non volevano trascinarsi dietro un bambino. 

Il mio tempo era sempre per la scuola, i compiti e Robbie. A pranzo le ragazze parlavano delle feste del fine settimana, di shopping, di trucchi, vestiti e delle attività del dopo scuola. Le ascoltavo e pensavo che non avrei mai potuto comprarmi dei nuovi vestiti come le altre ragazze. Dovevo comprare i pannolini. Non potevo comprarmi delle scarpe nuove come le altre. Robbie aveva bisogno delle scarpine."

All'ultimo anno di scuola, Ronna prende un appartamento tutto suo. Alla solita routine aveva aggiunto il lavoro in una lavanderia, dopo le lezioni. Il suo stipendio finiva ancor prima di poterlo avere in mano.

Un giorno nella sua scuola viene organizzata una sorta di settimana di autogestione, con una fiera espositiva di molte associazioni nonprofit.
Una in particolare colpisce Ronna per il loro programma chiamato STARS (Students Teaching and Respecting Sexuality).

"STARS è formata da giovani che hanno avuto figli e adolescenti che hanno scelto di astenersi dal sesso. Sapevo che in quel momento volevo iscrivermi. Se potevo prevenire ad un adolescente di dover combattere come avevo fatto io, allora ne valeva la pena. 
STARS promuove l'astinenza, la castità. Parlavo con studenti delle medie e del liceo e dicevo loro i benefici del saper aspettare. Dicevo loro che avevo preso la decisione di non fare più sesso fino al matrimonio. Dicevo loro che se avevano preso la decisione di fare sesso potevano prenderne una migliore di fermarsi e aspettare. (...) li incoraggiavo a considerare le conseguenze del loro comportamento e di fare le scelte con la propria testa.

Condivido la mia storia. Racconto loro che avevo fatto la scelta di fare sesso e ho fatto la scelta di tenere Robbie, la mia responsabilità era prendermi cura di lui.

Racconto loro cosa mi chiese mia madre quando sono rimasta incinta e come ho deciso di prendermi cura del mio bambino. Le dissi "Non lo so, ma lo amo". È vero che puoi amare un bimbo - e io amo Robbie così tanto - ma non importa quanto tu possa amare il tuo bambino, l'amore non compra i pannolini, non può portare cibo su una tavola e un tetto sopra la testa del bimbo. 
Racconto tutte le cose che mi sono mancate (...) cose così importanti per la vita di un giovane. (...)

Potevo facilmente rinunciare. Spesso sono così esausta. Ma Robbie mi fa andare avanti.
Ho sempre pensato che volevo fare qualcosa di buono nella mia vita, e quando ho avuto Robbie - qualcun altro per il quale essere responsabile - ho capito che dovevo dargli la migliore educazione possibile e impegnarmi più che mai. Che tipo di vita poteva avere Robbie se avessi rinunciato?

Sono stata spesso tanto arrabbiata. Volevo dare tutta la colpa la mio ragazzo. (...)

Adesso non sono più arrabbiata. Essere arrabbiati non ti fa andare da nessuna parte; non ti fa realizzare nulla. Ora penso al modo di aiutare gli altri. Sono felice se posso fare la differenza nella vita di una ragazza."

Spero che la storia di Ronna possa fare la differenza anche nella tua vita. La sua è stata una vita intensa, una vita piena di scelte che ha saputo affrontare con responsabilità, capendo che la cosa più bella e che può renderti davvero felice è avere il coraggio di donarsi agli altri.

* il testo del racconto di Ronna è tratto dal bellissimo libro Teens with the courage to give di Jakie Waldman ed è una mia personale traduzione dal testo in inglese.

giovedì 6 ottobre 2011

Steve Jobs: solo tre storie

"Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie." Tre storie per raccontare la vita di un uomo che ha dato il suo contributo al mondo, che ha saputo credere in se stesso e nelle proprie capacità. Un uomo che ha saputo inventare, inventarsi e reinventarsi. Un nome: Steve Jobs.

UNIRE I PUNTINI
Steve Jobs è stato un bambino speciale fin dalla nascita. La sua vita non è stata certamente semplice. La sua mamma biologica lo ha lasciato in adozione. Doveva venire adottato da due genitori benestanti e che aveva studiato all'università, ma non andò proprio così. All'ultimo questa coppia "perfetta" decise di adottare una bimba. Steve venne adottato da un'altra coppia. Fin dall'inizio è stata una vita ricca di imprevisti e di sfide. "Tutto quello in cui inciampai, semplicemente seguendo la mia curiosità e il mio intuito si rivelarono in seguito di valore inestimabile."

È proprio così. Molte cadute della vita non si possono prevedere. A volte la strada che abbiamo pensato, subisce dei cambiamenti improvvisi, per varie cause, non possiamo più portarla avanti. Solo più tardi, magari, si capisce che quegli stop o quelle deviazioni hanno avuto un senso.

"Non è possibile unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi all'indietro." Allo stesso tempo di deve pur sempre andare avanti, non fermarsi davanti alle difficoltà. Bisogna mantenere viva dentro di sé la speranza che alla fine "i puntini si potranno unire".

AMORE E PERDITA
L'amore può far diventare ogni cosa magnifica. I giovani devono scoprire il prima possibile ciò che amano. Qual è il tuo vero amore? Capire questo è in fondo capire se stessi. Capire il proprio amore, ti fa superare ogni difficoltà. A volte potrà anche sembrarti di perderlo, di essere "rifiutato", ma se hai davvero scoperto il tuo amore, resti sempre innamorato.

Anche quando perdi, la forza dell'amore ti dà la capacità di ricominciare, di ripartire, apparentemente da zero, ma con un bagaglio di esperienza che certamente prima non avevi.

L'amore non può essere solo per le cose, per i successi personali. La maggiore soddisfazione, il maggior amore si trova nell'altro. La famiglia è la fonte principale d'amore. Steve questo lo sapeva e diceva spesso: "Laurene ed io abbiamo una famiglia meravigliosa". Lo stesso comunicato ufficiale della Apple lo ricorda: "I suoi più grandi amori erano sua moglie, Laurene, e la sua famiglia".

LA MORTE
L'ultima storia riguarda appunto la morte. È importante per tutti ricordarsi che si morirà. Troppe volte questo argomento è un taboo, non se ne parla e poi quando capita la morte di un tuo vicino, diventa uno shock. Soprattutto i giovani non ne parlano, è qualcosa che si cerca di rifiutare, ma pensarci, nel modo giusto, è forse uno dei segreti più grandi.

"Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della mia vita". Di fronte alla morte rimane solo ciò che è importante.

Non credi sia straordinario vivere una vita piena di cose importanti?





P.S.: non credo che la morte sia la più grande invenzione, c'è qualcosa di molto più incredibilmente creativo. Cmq GRAZIE STEVE!

mercoledì 21 settembre 2011

Sorridi per i successi degli altri

Mi è sempre piaciuto seguire e leggere le storie di personaggi famosi, le cosiddette biografie, in modo particolare le autobiografie, dove si riesce a percepire qualcosa in più, rispetto al racconto di uno storico. Mi emoziona, mi entusiasma e mi dà grande forza ed energia vedere o leggere quello che le persone sono riuscite a realizzare.

Scopro sempre qualcosa di nuovo. Qualcosa di magnifico che l'essere umano è in grado di fare. Storie di sconfitte che poi si trasformano in grandi successi, racconti di sfide impensabili che vengono affrontate a testa altra una dopo l'altra.... storie di persone, non solo famose, che hanno saputo cambiare in meglio la loro vita e molto spesso quella degli altri.

Proprio per questo, a volte, mi diverto a raccontarne qualcuna che mi ha colpito (per esempio qui, qui, qui, qui e qui). Nasce un vero e proprio senso si ammirazione, un "guardare con stupore verso" queste persone. Molte volte ti senti uno stupido o un ignorante davanti a certi esempi o a persone che hanno avuto successo e come gli innamorati, hai la "faccia da stupido".

Devo confessare che la "faccia da stupido" ce l'ho parecchie volte (per fortuna io non mi vedo), perché mi rendo conto che spesso, davvero spesso, mi stupisco; troppe volte guardo con ammirazione le altre persone. Mi consola il fatto che questa ammirazione, oltre a produrre quella tipica espressione, fa scaturire un sorriso spontaneo incontrollabile, come quello di un bambino.

Mi consola il fatto che questa ammirazione significa accettare il fatto che so stupirmi, che sono spesso battuto dal coraggio, dall'intelligenza, dalla caparbietà, dal genio dell'uomo. Allo stesso tempo mi accorgo che questo stupore è un invito ad uscire da me stesso e un segno che accetto il rischio di poter essere abbagliato.

Non tutti accettano questo rischio e si perdono la gioia e la ricchezza incomparabile che deriva dal rallegrarsi per il successo degli altri. Molti soffrono di gelosia, di invidia, ma quando è un giovane a provare questi sentimenti è davvero qualcosa di tragico. Che tristezza! Significa che quel giovane ha perso l'entusiasmo dello stupore, è chiuso in se stesso e nel suo egoismo.

A volte è difficile godere del successo degli altri, gioire per le vittorie altrui e fare un bel sorriso. Solitamente i sorrisi che si vedono quando qualcuno ha successo nella vita sono quei falsi sorrisi di circostanza, che nascondono tra i denti mille chiodi da ingoiare. Quanti "auguri" vengono detti con questi chiodi in bocca?

In realtà il modo più bello di arrivare da qualche parte, ad un successo personale, non è a scapito degli altri, ma augurando al massimo delle persone possibili buona fortuna. Sperare nel successo degli altri, alimenta anche le proprie speranze. Ti sprona immensamente. Vedere che qualcuno ce l'ha fatta ci fa gridare "Posso farcela anche io!".

L'egoismo non porta da nessuna parte: una torta è bella condividerla con gli amici e non mangiarla tutta da soli, perché questo vorrebbe dire o che l'abbiamo divorata in poco tempo e quindi non ce la siamo veramente goduta, oppure che l'abbiamo tenuta tutta per noi il più a lungo possibile, ma si sa che tutte le torte dopo un certo tempo vanno a male...

Quando riesci a sorridere veramente per i successi degli altri ti senti alla grande, ti rendi conto che gli ideali si possono raggiungere, che c'è una possibilità. E per molti giovani il solo fatto che ci sia una possibilità è qualcosa di fondamentale!

mercoledì 27 luglio 2011

Cosa tiene accese le stelle

Non c'è montagna più alta di quella che non scalerò
Non c'è scommessa più persa di quella che non giocherò...
Jovanotti, Cherubini, Ora

Se cerchi qualcosa di bello da legge quest'estate, veramente non puoi farti mancare questo libro:

Titolo: Cosa tiene accese le stelle
Autore: Mario Calabresi
Editore: Mondadori
Pagine: 144
Prezzo: 17,00 euro

È un libro soprattutto per i giovani. Per quei giovani che fanno fatica a credere nel futuro, affinché possano tornare a sperare. Anche per quei giovani che hanno gli occhi che si illuminano quando pensano al futuro, affinché possano accendere ancora più stelle nella loro mente...

È un libro dove puoi trovare davvero tanti slanci verso l'alto, dove alcuni racconti brevi ti permettono di leggerlo a pezzetti, al mare, in montagna, prima di addormentarti (bhe, questo ti farebbe fare dei sogni certamente grandiosi).

In questo libro potrai trovare questo consiglio dato ai giovani (ma non ti svelo da parte di chi...): "... non sedersi mai. Non basta il talento per riuscire, senza esercizio ci si ferma, si resta a un livello basso; nella vita e nel lavoro, ci vuole soprattutto un lavoro su se stessi. Bisogna esercitarsi, provare, studiare, cercare di cambiare sempre. Ma questo vale per tutto..."

È un libro che raccoglie Storie di italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro. Tu riesci ancora a credere nel futuro? Cosa ti aspetti dal domani? Hai speranze, ambizioni, mete da raggiungere? Grandi ideali?

Sei come quella ragazza che, circondata da compagni senza speranza, a pagina 18 scrive: "Poi ci siamo noialtri, un esercito di persone giovani, attive, brillanti, e con tanta, tanta voglia di cambiare tutto questo..."

Non perdere l'occasione di leggere Cosa tiene accese le stelle, sono solo 144 paginette, divise in storie brevi e scritte in modo semplice, ma coinvolgente. Un libro che ti può far capire quanto straordinario sia credere nel futuro, quanto davvero puoi ancora sperare. Un libro che allo stesso tempo ti insegna ad apprezzare il tempo che fu, proprio perché "il passato è il libro più interessante che si possa leggere."

Non so se sono riuscito a trasmetterti la bellezza e l'interesse di queste pagine, ti consiglio di andare in libreria e prendertelo. Domani andrò anche io in libreria per prenderne una copia per qualche mio amico: perché regalare la speranza a qualcuno è sempre un bel gesto!

Buona lettura!