sabato 12 novembre 2011

Impara a premere il pulsante della pausa


Finalmente è arrivato anche questa volta il sabato e con esso il fine settimana. Finalmente ci si può riposare un po'. Finalmente si possono fare le attività che si sono rimandate per tutta la settimana per la fretta e il corri corri che solitamente i primi 5 giorni della settimana ci presentano. 


Se sei un giovane che dice questo "finalmente", magari con un bel sospiro di sollievo, come se dovessi buttare fuori tutto quello che hai accumulato durante la settimana, significa che non conosci ancora un grande segreto: l'importanza delle pause.

Cerco di farti un esempio che credo sia veramente calzante e mi possa aiutare a spiegarti cosa intendo dire. Non so se sei appassionato di musica, probabilmente l'avrai studiata un minimo alle scuole, forse sei un musicista, un cantante... qualunque sia la tua conoscenza della musica, saprai di certo che essa è fatta di note. Sono esse che, prodotte da uno strumento o emesse dalla nostra stessa voce, creano quelle musiche che ci coinvolgono e ci emozionano. Sono esse che entrano nella nostra mente e molte volte non riusciamo a dimenticarle per un'intera giornata... quasi ci rincorrono anche se noi tentiamo di dimenticarle.

Bene, detto questo, possiamo provare a paragonare le note a tutto ciò che facciamo, alle nostre svariate attività. I nostri impegni, come le note, non sono mai le stesse, a volte cambiano, a volte hanno una determinata ripetizione e ritornano con frequenza e dopo lo stesso intervallo, proprio come le attività che facciamo quotidianamente e rientrano nella nostra routine. A volte, proprio come accade nella nostra vita, si infila una nota inaspettata, che ci sorprende in positivo o in negativo...

C'è qualcosa che, oltre alle note, rende straordinaria e possibile una melodia. Questo qualcosa sono le pause. La loro presenza è fondamentale, sia nelle melodie sia quando si canta. A volte sono quasi più importanti delle note, oserei dire, perché danno alle note qualcosa di così particolare e straordinario che veramente non riesco a spiegare. La nostra vita può diventare letteralmente straordinaria se impariamo a inserire le giuste pause, quelle che servono prima e dopo ogni cosa che facciamo.

Perfino il nostro cervello ha bisogno di pausa. Recentemente uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience ha sottolineato che servono delle pause per poter memorizzare al meglio le cose, soprattutto per quella memoria che chiamiamo a "lungo termine". Quindi, se hai sempre studiato ore dopo ore e purtroppo il risultato non è stato dei migliori, adesso sai il perché, o almeno una possibile causa. La soluzione migliore dopo aver studiato per circa 40-45 minuti è concedersi una bella pausa di circa 10 minuti, il tuo cervello ti ringrazierà e tu ringrazierai lui al prossimo esame ;-)

Dopo tutto fa sempre bene fermarsi e guardare altrove. È un modo incredibile per trovare nuovi punti di vista, per osservare ciò che prima non si vedeva, per dedicare del tempo a te stesso, per per donarsi un momento di pausa. È arrivato il momento di imparare a premere il pulsante della pausa!

Una giusta pausa serve per riprendere fiato, per riordinare le idee... Inoltre, la pausa, la nostra pausa, può essere utile agli altri. La pausa più vera e più melodiosa è proprio quella che dedichiamo agli altri. In essa possiamo trovare molti sentimenti positivi, un caloroso amore che rende la nostra vita davvero speciale. 

Potresti quindi condividere la tua pausa con gli altri, costringendoli quasi a farla insieme a te. Sarebbe stupendo, perché faresti qualcosa di buono per te e insegneresti a qualcun'altro a dedicare qualche minuto a se stesso e a puntare lo sguardo verso qualcosa di diverso.

Troppe volte i giovani come noi sono sempre orientati in un'unica direzione, quasi come se qualcuno avesse messo loro i paraocchi dei cavalli. Imparare a fare le giuste pause è come liberarsi da questi paraocchi, accorgersi che c'è qualcosa oltre, rendersi conto che la vita è sempre e comunque qualcosa di più: uno splendido arcobaleno di valori positivi!

giovedì 10 novembre 2011

Complessità vs Complicazione

Ti sei mai trovato di fronte a qualcosa ed aver pensato "non ce la faccio, è troppo complesso"? Ti è mai capitato di rinunciare a risolvere un problema di matematica perché "troppo complesso"? Hai mai dovuto rileggere più volte qualche riga di un testo proprio perché troppo articolato e complesso?

Capita a tutti di trovarsi davanti a qualcosa di complesso, proprio perché la complessità riguarda tutto ciò che ci circonda e interessa anche noi stessi. L'esempio classico è il nostro cervello, un organo così complesso che affascina e coinvolge fior fiore di scienziati, ricercatori e medici che ogni giorni si sforzano di capire qualcosa in più della sua struttura, organizzazione e funzionamento.

Già da questo esempio si può capire che ciò che è complesso ha in ogni caso una sua struttura, un suo ordine, una sua oggettività. Ciò che è complesso è quindi risolvibile, scindibile in pezzetti, capibile e, molte volte, riproducibile. Tutta la natura ha una certa complessità e noi per primi siamo complessi, lo vediamo tutti i giorni quando ci rapportiamo con gli altri e anche quando guardiamo noi stessi e magari non ci capiamo proprio bene.

Il termine complesso deriva da latino e ha il significato di un insieme di intrecci, ma si può anche riferire ad altri due termini: abbraccio e comprendo. Che bello! Questo significa proprio che ciò che è complesso si può in qualche modo comprendere, magari non in modo immediato, ma non è forse la cosa più bella e in fondo la base di tutta la ricerca dell'uomo, sforzarsi per comprendere la complessità che è in noi e che ci circonda?

Proprio così, ci circonda... come un grande abbraccio! Tutto è complesso e per questo serve approcciarsi alle persone e alle cose con una visone globale (senza mai ridurre la persona a qualcosa di scontato e scardinato dai proprio affetti, emozioni, rapporti, ambienti...); è necessario essere aperti all'incertezza, proprio perché fa parte di noi e come già accennato qui, ci permette di sperare.

La complessità, nella visione di questo grande abbraccio e nella sua essenza, ha un aspetto che ci tengo a sottolineare: ciò che è complesso è formato da più parti collegate tra loro e dipendenti l'una dall'altra. Questa dipendenza ci fa capire che dobbiamo sempre considerare più cause, più punti di partenza, più punti di osservazione. Solo così possiamo davvero comprendere la realtà, entrando e accettando una spiegazione pluricausale.

Credo che tu possa subito capire, dopo aver letto queste righe, la netta differenza che c'è tra complessità e complicazione. Mentre una (la complessità) è parte di noi e della natura, l'altra (la complicazione) è qualcosa che noi aggiungiamo ed è appunto per questo che riusciamo a renderci la vita tanto complicata, aggiungendo cose inutili e superflue che ci fanno tralasciare gli impegni inderogabili e i punti più importanti della nostra vita.

La confusione che oggi si vive spesso deriva in parte da questo continuo confondere ciò che è complesso, ritenendolo complicato; così facendo, i giovani non riescono più a rispondere a ciò che la vita presenta loro. Non credono di farcela, perché si trovano sempre davanti a ciò che credono complicato e in una sorta di circuito aggiungono altre complicazioni. 

Non complicarti la vita. Cerca di vedere la complessità con una grande visione, cerca di abbracciare tutto con una logica razionale, prova a considerare le diverse e possibili varianti e cause, senza sbattere la testa inutilmente in una prima apparente soluzione... vai un profondità nelle cose: entra nella complessità e vai fino in fondo. La vita è proprio questo: una straordinaria complessità che ci si presenta per essere risolta!

Spero di non averti complicato la vita con questo post, spero di non essere stato complicato nella spiegazione, probabilmente un po' complesso, ma questo è un bene, così avrai la possibilità di leggere anche tra le righe e magari comprendere qualcosa in più. ;-)

Se invece ti sembra che sia stato semplice, allora non c'è bisogno di spiegazioni!

mercoledì 9 novembre 2011

Economia e valori

In questi giorni in Italia e all'estero si sta parlando molto di economia, di successo economico, di crisi. Tra ieri e oggi credo che molti abbiamo imparato un termine più e più volte ripetuto nei quotidiani e nei telegiornali: spread. Purtroppo in queste ore, questo ormai famoso spread è accompagnato da numeroni alti e questa volta non hanno affatto un significato positivo. 

Sul Corriere della Sera online si legge "La caduta nel baratro si misura con la corsa senza freni dello spread tra Btp Bund schizzato fino ai nuovi massimi di 575 punti". Non voglio fare una lezione di economia, non ne sarei di certo all'altezza, visto che non è proprio il mio campo, ma devo per forza cercare almeno di spiegarti cosa significa questo spread.

Lo spread ha vari significati nell'ambito economico e in questo caso ci si riferisce allo spread Btp-Bund. In parole povere segnala la differenza tra titoli di stato italiani (Btp) e titoli tedeschi (Bund). Il calcolo è effettuato sul rendimento dei titoli, ma la cosa importante da capire, per chi non si intende di economia, è che questo rendimento è legato al livello di rischio di questi titoli. Quindi, maggiore è il rendimento dei titoli di stato italiani, maggiore sarà il loro livello di rischio. Il confronto con i titoli tedeschi sottolinea il fatto che i nostri titoli di stato sono meno sicuri rispetto a quelli tedeschi e quindi vengono percepiti dal mercato come più rischiosi e mettono l'Italia in una situazione molto pericolosa di fallimento.

Spero di averti chiarito, in queste poche righe, qualche dubbio su un termine che in questi giorni stai leggendo o ascoltando spesso (e ti chiedo scusa se nella spiegazione ho sbagliato qualcosa, ti ripeto, non sono un esperto in materia). Vorrei però adesso concentrarmi su un altro punto e arrivare finalmente al titolo del post: economia e valori.

La domanda dalla quale partire è: che cosa influenza davvero, in modo fondamentale e rilevante l'attività economica? Non si può rispondere semplicemente la ricerca del proprio tornaconto. Purtroppo chi persegue il successo economico e mette questo punto come obiettivo della propria vita, troppe volte pensa che la ricerca dei guadagni personali e del massimo profitto siano ciò che occorre per il successo economico.

Non è così. Se si continua a pensare in questo modo, la crisi sarà sempre più ampia ed evidente e il successo economico, non solo nazionale, ma individuale, sarà un miraggio sempre più lontano. Chi si basa solamente sulla ricerca del profitto è destinato a fallire miseramente.

Qualche economista e Premio Nobel si sono accorti da tempo che i valori hanno un'enorme importanza economico-sociale. Possiamo quindi affermare che i valori non influenzano solo la vita personale, ma hanno un grande impatto anche nella vita economica e della società.

Comprensione, servizio, fiducia, simpatia, collaborazione, interessamento... sono solo alcuni dei valori cardine che devono essere perseguiti per avere un successo economico. Lo sviluppo e la trasmissione di valori positivi è di fondamentale rilievo per il successo economico di un paese. 

Con un solo valore si potrebbe risollevare tutta l'economia italiana. Questo valore di chiama fiducia. Deve però essere vissuta, non deve rimanere un valore letto su qualche articolo di economia e poi nella vita quotidiana, negli scambi, nelle relazioni d'affari viene dimenticato e anzi viene sostituito dall'atteggiamento e da sentimenti opposti. 

Ai giovani che si apprestano a diventare imprenditori, che stanno o sono già immersi nel mondo del lavoro e degli affari, a quelli che vogliono perseguire il successo economico chiedo a gran voce di fondare la loro attività, il rapporto con i soci, i clienti, e tutta la propria vita sullo stupendo valore della fiducia e sui valori più belli che può vivere un uomo.

Prova ad immaginare questo: ogni valore che imparerai a vivere personalmente, quotidianamente, dentro e fuori gli affari, porterà un aumento del tuo profitto. Ogni volta che dimenticherai i valori più positivi, anche uno soltanto, significherà che ti starai approfittando di qualcuno e lo starai tradendo, ma quel che è ancora peggio é che starai tradendo te stesso e la tua voglia di successo!

martedì 8 novembre 2011

I modelli dei giovani

Hai mai immaginato di avere una telecamera a portata di mano e poter intervistare un personaggio particolare? Da chi andresti? Se dovessi realizzare un video sulla persona che più di tutte credi possa essere un modello per i giovani, da chi andresti?

Sarebbe proprio bello ascoltare le varie risposte. Uscirebbero certamente dei nomi interessanti e ognuno di noi potrebbe rimanere positivamente sorpreso. È sempre travolgente scoprire le storie e le qualità di grandi uomini e donne della storia e dell'attualità.

Solitamente si dice che i giovani di oggi assorbono quei modelli che vengono presentati dalla televisione. Sempre si ripete che i principali punti di riferimento per lui e per lei sono rispettivamente calciatori e veline che i ragazzi e le ragazze imitano nei comportamenti, gesti, abbigliamento... Queste tipologie rappresentano davvero dei modelli? Si possono definire modelli? Sono davvero questi i punti di riferimento dei giovani?

Secondo alcuni sondaggi, la maggior parte dei giovani, se avessero in mano la videocamera e la possibilità di riprendere un personaggio come esempio, un modello che vorrebbero seguire, non si sposterebbero troppo dalle mura domestiche. È vero, infatti, che lasciando il tempo ai ragazzi di individuare le persone che ammirano di più, questi si rivolgerebbero ai propri genitori, a mamma e a papà. Altri andrebbero con la loro telecamera a intervistare il proprio fratellone, qualche amico o amica.

Qualche altro giovane prenderebbe la propria telecamera per andare da qualche sportivo, da qualche personaggio dello spettacolo e una grande fetta di questi giovani si rivolgerebbero proprio a quelle persone che sono riuscite a spiccare, ad emergere e ad essere incisive nel campo lavorativo che li accomuna.

Avere un modello di riferimento non è una peculiarità dei giovani, ogni uomo e donna, di qualsiasi età e continente ha la necessità di porre la propria attenzione e il proprio interesse su altre persone da prendere come esempio di vita. L'avere un modello è importantissimo nella fase giovanile, quando si forma il carattere, quando si decide cosa fare da grandi, soprattutto perché è in questo momento della vita che si capisce (o si dovrebbe) che cosa si vuole essere, che tipo di persona si vuole diventare, che valori si vogliono conquistare e quali sono quelli più importanti e positivi.

I veri modelli, sono sempre dei fenomeni e non a caso vengono chiamati così. Il termine fenomeno deriva dal greco e designa ciò che appare alla luce del giorno (ciò che è visibile a tutti). Quelli che chiamiamo fenomeni sono infatti coloro che emergono per una determinata qualità.

Ci sono personaggi, che più o meno la televisione promuove, che sono realmente ricchi di qualità positive, che credono, amano e trasmettono i più nobili valori... e questo si vede chiaramente (alla luce del sole). 

Gli stessi genitori, con tutti i loro diffettucci, con le varie litigate che si fanno in famiglia, rimangono, quasi sempre, dei modelli molto belli da seguire. Per molti sono dei validissimi modelli gli insegnanti, gli educatori e gli allenatori (pur essendo a volte così severi).

Benissimo, allora hai deciso da chi andare con la tua telecamera?

Ottimo! Adesso c'è ancora una cosa che ti resta da fare. Scoprire un ulteriore modello. Che ne dici di provare a girare la telecamera di 180 gradi? Già, proprio così, ora la telecamera è rivolta esattamente verso di te. Hai mai pensato di essere un modello?

Non credere che sarai un modello solo quando sarai genitore, sei un modello già da adesso. Forse non te ne rendi conto, non ci hai mai pensato, ma sei un modello per qualcuno. Almeno per uno lo sei, questo è matematico! Ci sono sicuramente delle persone, che senza dirtelo, nella massima riservatezza, ti ammirano e apprezzano qualche tua qualità.

Ogni tanto penso proprio a questo: a girare la telecamera verso me stesso e guardo come sono... Non solo, possiamo fare di più. Una volta inquadrata mentalmente la tua immagine, viste da lontano le tue qualità, puoi provare a premere quel pulsante dove c'è scritto ZOOM e andare a vedere le qualità più profonde che possiedi. Puoi, in questo modo, entrare in te stesso e osservare quanti siano profondi e radicati i tuoi valori.

Spero tu ti sia ricordato di premere il tasto REC all'inizio dell'operazione, perché non è finita qui. Come in tutti i video, c'è sempre una fase di montaggio, di sistemazione. Puoi farlo anche tu. Forse ti sei accorto che c'è qualcosa in te che non ti piace e ripensando al fatto che sei tu stesso un modello che altri stanno in qualche modo seguendo, hai voglia di migliorarti, non solo per te stesso, ma per essere un vero esempio per chi ti vede. 

Devi solo decidere quali ombre correggere e quali luci aumentare. Non è così difficile, non devi stravolgere il video che hai fatto, non devi cambiare completamente te stesso, ma solo potenziare i pregi e correggere i difetti. Fai risplendere i valori, affinché da un tuo solo sguardo le persone ne possano essere attratte. 

Non dimenticare mai di sceglierti i modelli di vita più straordinari e belli. Non accontentarti mai di modelli mediocri, ma punta sempre in alto. Ricordati sempre che sei tu stesso un modello per gli altri. 

È importantissimo, perché ogni giorno, volenti o nolenti, ognuno di noi dà la propria testimonianza. Ogni giorno lasci la tua impronta nelle persone e nel mondo. Le impronte più meravigliose e profonde saranno quelle che si cristalizzeranno negli altri.

lunedì 7 novembre 2011

Vincere l'indifferenza

"Sono molte le atrocità nel mondo e moltissimi i pericoli: ma di una cosa sono certo: il male peggiore è l'indifferenza". Sono le parole di Elie Wiesel, scrittore rumeno, sopravvissuto all'Olocausto e premio Nobel per la pace nel 1986. Un uomo che di azioni terribili ne ha viste, che ha subito direttamente e sperimentato fino a dove si può spingere la cattiveria dell'uomo... un uomo che davanti ad azioni crudeli e spietate, afferma che il male peggiore è l'indifferenza, non può che far pensare...

L'indifferenza opera potentemente nella storia, non è qualcosa di neutro come spesso si pensa. L'indifferenza ha una forza così distruttiva che non può lasciare indifferenti. Distrugge l'umanità, disintegra la persona da dentro, radicandosi in essa, per poi riflettersi nell'intera società, nelle persone che ci circondano. Per questo il drammaturgo irlandese George Bernard Shaw diceva che "Il peggior peccato contro i nostri simili non è l'odio, ma l'indifferenza: questa è l'essenza della disumanità".

Perché l'indifferenza è così tremenda e drammatica? Fin dal suo significato si palesa chiaramente la gravità che l'indifferenza stessa porta con sé. Per prima cosa ci possiamo riferire all'indifferente come a colui che non sa dividere: saper dividere, frammentare, scomporre in pezzi è l'operazione fondamentale per riconoscere i problemi e per poterli risolverli o almeno proporre una soluzione. Chi non sa dividere, l'indifferente, infatti, non è chi non vede i problemi, ma chi ne viene sommerso, chi sprofonda in essi, perché non è capace di vederne una soluzione, non sapendo dividere, non può intravedere alcuna speranza.

Sempre l'etimologia del termine ci dice che l'indifferente è chi non sa distribuire. Incredibile come questo significato riporta subito al senso di giustizia. Come già accennato qui, la giustizia segue un primario atto di attribuzione, ossia un riconoscimento dell'uomo di ciò che spetta a se stesso e all'altro, a prescindere da una legge positiva scritta, ma semplicemente per quella capacità dell'uomo di riconoscere un IO e un TU.

Il vero problema è che chi non riesce a riconoscere un TU, chi per esempio non riconosce come TU una persona con un problema fisico, con una malformazione, un bimbo appena nato e gravemente malato o, perfino, un bimbo che deve ancora nascere, non potrà veramente riconoscere e conoscere se stesso. C'è sempre bisogno di un TU per poter dire IO. Oggi, purtroppo, si sta estendendo sempre più questo non-TU e sempre più persone non vengono riconosciute come tali. Dall'altra parte, si da del TU a cose e ad animali e questo ci fa diventare ancora più indifferenti...

L'indifferente riduce a nulla l'altro, non riconosce la persona in quanto tale, non potrà mai essere nella giustizia perché non riesce a vedere l'altro. Ritornando all'inizio del post e ricordando l'Olocausto abbiamo ben chiaro a cosa possa portare il ridurre l'altro a nulla. Significa rubargli tutto, uccidere e, soprattutto, lasciar uccidere e lasciar morire...

Sembra quasi impossibile, ma ciò che stiamo sperimentando oggi è un'indifferenza così estrema che arriva a superare perfino l'amore per se stessi. C'è infatti chi diventa perfino indifferente di fronte alla propria immagine. Non si riconosce più, non ha la capacità di dividere e riconoscere le proprie qualità, non riesce a vedere in se stesso qualcosa di buono, non riesce ad attribuirsi nemmeno una qualità positiva. C'è chi diventa così indifferente alla propria immagine che nemmeno davanti ad uno specchio può riconoscersi grasso o magro. L'indifferenza verso la propria immagine è l'arma più letale che possa esistere, perché significa decide di uccidersi; nessuno fa qualcosa contro di te, ma sei tu stesso che metti a rischio la tua vita nella piena indifferenza.

Nessuno può accontentarsi di essere un semplice spettatore della propria vita. Dobbiamo imparare a vedere e riconoscere la realtà, bisogna essere in grado di dividerla e trovare le giuste soluzioni, solo così possiamo essere davvero in grado di distribuire ad ognuno il suo, a cominciare da noi stessi.

Come si può combattere l'indifferenza? Ci sono tantissimi modi, proprio perché tutte quelle azioni rivolte verso qualcosa di buono, rivolte a fare il bene, dirette a qualcosa di positivo sono molteplici e sono tutti ottimi sistemi per vincere e combattere questo terribile male della nostra società.

Alcune forme per vincere l'indifferenza possono essere:

ATTENZIONE: è sicuramente un primo metodo che possiamo applicare per essere sicuri di non cadere mai nell'indifferenza. Essere attenti, non ha solo il significato di concentrazione, ma indica quella persona capace di accorgersi delle necessità degli altri, colui che riconosce le proprie necessità, che sa prestare appunto attenzione ai proprio bisogni e a quelli di chi lo circonda.

SIMPATIA: non è semplicemente qualcosa che ha a che fare con un bel sorriso e qualche battuta spiritosa. Caratterizza, infatti, la persona che è attratta dalla conoscenza, dal sapere, che vuole veramente conoscere la verità e lotta giorno dopo giorno per potersi avvicinare al vero. Non rappresenta chi si ritiene arrivato, superiore agli altri, ma colui che sa di essere una persona speciale, che conosce il valore della vita e l'unicità di ogni singola persona e per questo riesce a entrare in comunicazione con gli altri. Riesce a provare quella "simpatia", quella "tensione emotiva verso..." che la tiene sempre lontana dal distacco vero e proprio, ma costantemente vicina agli altri. È sempre coinvolto dagli altri e dalla vita e per questo viene detta "una persona simpatica".

RACCONTO: ti sembrerà strano, ma un ottimo esercizio per combattere l'indifferenza è provare a raccontare qualcosa. L'indifferente non sa raccontare, perché non si accorge, non vede. Per poter raccontare, invece, bisogna sciacquarsi un bel po' gli occhi, utilizzare un collirio illuminante, che ci permetta di vedere i diversi colori della realtà, le più sottili sfumature. Chi sa raccontare, non è mai indifferente. Il racconto ha però una caratteristica: è spontaneo, non è una storia preparata, ma è un'affascinante rappresentazione della vita, delle sue molteplici sfaccettature, di un singolo elemento od oggetto che viene reso così speciale solo da chi veramente ne sa vedere, apprezzare e descrivere i dettagli.

MATEMATICA: proprio perché devi imparare a dividere, a risolvere, a capire diverse strade e percorsi che ti fanno intuire che c'è sempre una soluzione e quindi una speranza.

VALORI: chi vive nell'indifferenza non sa riconoscere i valori, non sa distinguerli uno dall'altro, non sa decidere una vera gerarchia, vive nell'eterna confusione di quale possa essere il valore più importante e così non sa mai dove indirizzare la propria vita. L'uomo che vive senza i valori su cui si fonda il proprio essere, sarà sempre in balia del drammatico vento dell'indifferenza, vivrà come colui che non guarda il mondo pur avendo gli occhi aperti. 

Riscoprire i valori e saperli vivere è il modo più bello di combattere efficacemente l'indifferenza!

mercoledì 2 novembre 2011

20 secondi di gentilezza

Ti sei mai accorto che c'è tanta gente gentile al mondo? Ti rendi conto di quanti sono davvero disposti a darti una mano?

Molte volte oltre a non fare gesti di gentilezza, a non essere i primi ad aiutare chi ne ha bisogno, a rivolgere piccoli gesti di solidarietà, nemmeno ci accorgiamo degli atteggiamenti di generosità che qualche estraneo ci riserva.

Questa breve storia che ho trovato su internet mi ha fatto riflettere su questo punto che voglio condividere proprio con te: non attendiamo chissà quale spiacevole situazione per accorgerci che la gente è ancora generosa. Apriamo gli occhi sempre di più e cerchiamo di riconoscere quei 20 secondi che un estraneo ci può dedicare...

"Non ho mai capito la gentilezza degli estranei fino a quest'anno. Da poco sono diventato disabile e non riesco più a camminare a lungo o a stare in piedi senza un dolore intenso. 

Avendo 30 anni, fu molto strano incontrare una donna di 80 anni che si è fermata e mi ha chiesto se avevo bisogno di aiuto per raggiungere la mia automobile mentre stavo andando alla posta. Fu così dolce che siamo finiti a parlare per 20 minuti una volta che ero riuscito a sedermi in auto. Avevamo entrambi dei grandi sorrisi, quando ci siamo lasciati, visto che avevamo avuto una meravigliosa conversazione - cosa che probabilmente non avremo fatto se non si fosse fermata ad aiutarmi. 

Ancora una volta, proprio ieri ero al supermercato e avevo bisogno di usare un carrello a rotelle. Quasi ogni volta che guardavo qualcosa fuori dalla mia portata, una persona a caso si avvicinava dietro di me e mi chiedeva se poteva prendermi qualcosa dallo scaffale. Anche prima avevo questo problema, sono basso e non potevo sempre raggiungere i ripiani più alti. C'era sempre qualcuno che mi chiedeva se poteva raggiungerlo per me.

Si tratta di quei 20 secondi in cui qualcuno si prende cura di un altro che riescono a riempirmi gli occhi di lacrime. Bastano 20 secondi per rendere qualcuno riconoscente per un piccolo aiuto che dai e che potrebbe essere doloso o difficile per quella persona. 

Non sono sempre in grado di aiutare fisicamente le persone, ma cerco comunque di prendermi quei 20 secondi ogni giorno per sorridere a qualche persona - sorridere veramente. Potresti rimanere sorpreso da quello che possono fare un sorriso e 20 secondi."

Non credi anche tu che 20 secondi possono letteralmente cambiare la nostra giornata e quella degli altri? 

La sfida che ti lancio è ovviamente doppia, ma so che puoi portare a casa una doppietta schiacciante. Il primo colpo da tirare è riuscire ad accorgersi di quei 20 secondi (almeno) che ci vengono rivolti, quei gesti che le persone ci rivolgono per pura e semplice gentilezza. Ce ne sono sicuramente, non essere il solito pessimista e non credere che a te queste cosa succedano. Devi sono aprire un pochino di più gli occhi e il cuore e ti accorgerai, molte volte con un travolgente stupore, che atteggiamenti o azioni quotidiane che altri fanno, saranno proprio quei 20 secondi dedicati a te.

Un semplice esempio? Un autista che si ferma per lasciati attraversare la strada è il caso più banale e al tempo stesso rappresentativo. Quei 20 secondi in cui lui e la sua automobile sono fermi sono tutti dedicati a te! Non è stupendo vedere le cose in questo modo? A me piace tantissimo!

Seconda sfida: ricambiare i 20 secondi. Sono sicuro che riesci a trovare ogni giorno un'occasione, anche piccola, per aiutare qualcuno. Non preoccuparti se ti sembra di non aver fatto nulla di così importante. Fallo!

Non dimenticarti che un sorriso e 20 secondi possono fare qualcosa di sorprendente.

martedì 1 novembre 2011

Ideali, santi ed eroi

Si può vivere senza un ideale? Oggi, sembra proprio di sì. Guardandosi intorno si potrebbe facilmente credere che siano pochi quelli che vivono perseguendo un ideale. Molte volte è proprio a noi giovani che viene rivolta l'accusa di non avere ideali, di vivere la vita così come viene, senza sogni o mete da raggiungere.

Tu cosa ne pensi? Credi che sia vero che noi giovani di oggi siamo privi di ideali?

Sinceramente penso che per prima cosa dobbiamo chiarire che cosa è un ideale e perché è così importante per la vita di una persona. Tante volte si dice che un ideale è un grande sogno, la stessa definizione di ideale che possiamo trovare in alcuni dizionari è pressapoco questa: "ciò che esiste solo sul piano delle idee e non nella realtà". È ovvio che se si segue alla lettera questa definizione si capisce subito perché i giovani non perseguano alcun ideale. Sarebbe da persone senza tanto sale nella zucca seguire qualcosa che non è reale.

Le persone che consideriamo geni, santi o eroi, però, li definiamo tali, proprio perché hanno o avevano una visione oltre al reale, un'aspirazione così alta che li ha distinti da tutti gli altri uomini del loro tempo. Si confonde infatti l'ideale con qualcosa di fantastico, mentre la sua stessa etimologia richiama il senso di "vedere", richiama la vista e l'intuizione. Una visione futura, ma reale.

La prima distinzione da fare è tra ideale oggettivo e soggettivo. L'ideale oggettivo che è qualcosa che possiamo definire esterno a noi o ciò che forma lo scopo delle nostre aspirazioni, come per esempio la Patria, la scienza, l'arte...

L'ideale soggettivo, invece, è quella tendenza o inclinazione che ci fa rimanere permanentemente rivolti verso ciò che vogliamo raggiungere, ciò che riteniamo il meglio per noi stessi. Per capirci meglio è per esempio quel tipo di uomo che vogliamo diventare, quell'uomo al quale abbiamo eliminato ogni difetto e lo abbiamo invece riempito con le migliori qualità, elevandolo al massimo della perfezione.

Non bisogna confondere l'ideale con una grezza passione sfrenata, che dura un qualche momento e poi passa e ci abbandona, più vuoti di prima. Molte volte queste passioni sfrenate, queste tendenze allo stato violento, piene di forza e che ci fanno apparire carichi, non sono altro che il desiderio di un male che si presenta come un bene. Questa tendenza toglie all'uomo il proprio equilibrio e la propria armonia.

Un ideale nobile e grande, un vero ideale, invece, ti dà vigore, forza, pienezza, unità, armonia, equilibrio, coerenza. Un chiaro ideale permette all'uomo di avere un'unità nei pensieri e nei desideri, di avere una mente limpida e logica. Di conseguenza ti aiuta ad essere sempre riposato, pur facendo mille attività, e ti mantiene sempre sereno e allegro, perché sarai cosciente di ciò che vuoi e che ti rende felice.

Un vero ideale ti fa essere fedele a te stesso. Non a caso si dice "sii il primo ad avere fede nel tuo ideale, se desideri che gli altri credano in esso. Se non rispetti tu stesso il tuo ideale, gli altri non lo rispetteranno". È proprio così, oggi si pretende troppo il rispetto da parte degli altri, quando siamo i primi a prenderci in giro. 

5 passi per scegliere il proprio ideale:

1) Devi scegliere un ideale che non sia in contrasto con il tuo bene totale. Non può essere un ideale ciò che va contro il tuo stesso essere o che minaccia la tua stessa esistenza o quella degli altri. Non può essere nemmeno in contrasto con i valori universali.

2) Il tuo ideale deve seguire le tua attitudini, il tuo temperamento e la tua personalità. Solo così potrai davvero realizzarlo e seguirlo con energia e passione!

3) Devi mettere il tuo ideale sempre fuori e sopra di te, il più in alto che puoi!

4) Deve essere qualcosa di pratico, che ti spinga subito ad entrare in azione, a fare qualche nobile gesto e prendere in mano un buon progetto...

5) Cerca di sintetizzare il tuo ideale in una massima, in una frase, nel motto della tua vita... e ripetitelo spesso.

Probabilmente un ideale è come la stella polare: qualcosa di irraggiungibile, ma che ti indica la giusta strada da percorrere per essere davvero felice.