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martedì 13 marzo 2012

Sei un asino?

Una notizia nei giorni scorsi mi ha fatto sorridere. Si tratta dei commenti di alcuni genitori ad un post del forum Avanti Pop del Corriere della Sera online (blog di Maria Laura Rodotà). 
Il termine figli "asinissimi" è stato per molti liberatorio. Una serie di commenti sono arrivati come veri e propri sfoghi di genitori disperati delle lunghe orecchie da ciuchino che erano ormai da tempo presenti sulle teste dei loro figli. 

Da figlio e studente alcuni commenti hanno fatto fare grosse risate. Certo, i miei genitori in questo campo non credo proprio abbiano avuto problemi e si sentirebbero "tristemente" esclusi da questo dibattito, ma ho di certo dato loro altri tipi di preoccupazioni.

Ecco un commento che fa capire la situazione "denunciata" dai genitori: "Pagelle da schifo, telefonate ed e-mail dei prof che mi svelano insospettabili compiti annacquatissimi. Ne sono devastata. Qualcuno sa come si sopravvive?"

Un commento proprio da ridere è questo: "A casa dà sfoggio di tutto il suo asinismo, sbagliando l'impossibile, tentando in tutti i modi di svicolare i compiti per dedicarsi a Wii e Ds e trattandoci malissimo. Poi va a scuola, prende tutti 10, le maestre sono entusiaste di quanto stia attento e sia educato, e ci fanno pure i complimenti". Poveri!!! ahahaah... ;-)

sabato 3 dicembre 2011

Progetto natalizio: giorno 3

Per capire meglio la forza di donare, mi sono proposto questo "semplice" progetto: per 25 giorni fare un regalo particolare. Non semplicemente comprare una cosa ogni giorno e scegliere a chi donarla, ma pensare a qualcosa di davvero speciale, dei gesti insoliti che possano far emergere la vera energia travolgente di un dono. In questo terzo giorno mi solo lasciato ispirare da questa frase di Madre Teresa di Calcutta: "Trova il tempo di essere amico, è la strada della felicità!"

TERZO REGALO: TROVA IL TEMPO DI ESSERE AMICO

Questo terzo regalo è stato speciale, perché è partito dalla semplice idea di andare a salutare un mio carissimo amico che all'indomani sarebbe partito per gli Stati Uniti. Una partenza "dovuta", in una situazione difficile. Credo che se seguirai il racconto capirai un pochino. Ciò che ha reso questo dono speciale è stato il fatto che un semplice gesto di salutare un amico, si è rivelata una vera occasione di sostegno.

Raccontarti questa storia non è semplice, perché coinvolge altre persone alle quali sono molto legato e che in questo periodo stanno passando una situazione non certo facile. Cercherò di raccontarti quello che ho vissuto questo pomeriggio, come se ripercorressi la giornata.

Per prima cosa, l'incontro non si è svolto in centro, a casa di questo mio amico, ma in ospedale. Già, ci siamo trovati lì, perché la sua mamma è ricoverata in terapia intensiva in una situazione davvero difficile e non ancora fuori pericolo. Ci eravamo già incontrati altri giorni lì, ma quel giorno era davvero particolare. Era il giorno in cui il mio amico avrebbe dovuto salutare la sua mamma e andare il giorno dopo oltreoceano. 

Abbiamo parlato tanto, ci siamo confrontati e ho cercato di sostenerlo il più possibile in questa situazione particolare e non certo facile. Lasciare la famiglia in una condizione come questa, è qualcosa che non si può giudicare e non si può capire se non ci sie è dentro. Si possono solo sostenere queste situazioni, dando speranza e cercando di rendere queste scelte meno pesanti... in fondo al cuore, non credo di esserci riuscito davvero.

Arrivato il momento di lasciare l'ospedale per tornare a casa (il momento più difficile per il mio amico, sapendo che non sarebbe più potuto stare tutti i giorni vicino a sua mamma, visto che si sarebbe trovato in America... non ci sarebbe stato al momento del risveglio... non avrebbe potuto esserle fisicamente vicina nelle fasi della riabilitazione...), mi sono ritrovato nella gioia di poter fare ancora qualcosa per lui. Un niente, rispetto a questa triste situazione, ma qualcosa che ci ha dato la possibilità di stare ancora insieme.

Mi ha chiesto di accompagnarlo a casa (poca cosa visto che sono circa 30 km). La mia risposta è stata subito un grande Sì. Un altro sì è arrivato quando mi ha chiesto di fermarmi a cena con lui e sua sorella cerebrolesa, che ha da sempre avuto bisogno di attenzioni speciali da parte di tutta la famiglia (come vedi la malattia della mamma, non è l'unica difficoltà per questa famiglia... e c'è ancora qualcosa).

Abbiamo cenato insieme, l'ho aiutato ad accogliere alcuni amici e parenti che sono arrivati dopo cena per salutarlo, visto che domani sarebbe partito per gli Stati Uniti... e poi ci siamo salutati anche noi due, visto che doveva ancora preparare le cose per partire e che aveva bisogno di riposare.

Forse ti starai chiedendo, che motivo potesse avere per lasciare la famiglia in questo momento così difficile, lasciare tutto sulle spalle di suo papà, con una moglie in ospedale in una condizione davvero grave e una figlia che ha bisogno di continue attenzioni... Come ti ho detto non è una situazione facile e non si può capire fino in fondo se non si conosce davvero... e anche conoscendo di persona il tutto, molte volte si fa comunque fatica a comprendere.

Quello che ti posso dire, ma è solo un dato che ti può far comprendere parte della partenza per l'America del mio amico, è che lui è appena uscito da un ciclo di chemioterapia (proprio negli Stati Uniti) che sembra gli abbiano permesso di sconfiggere un linfoma...

Sono certo che questo possa bastare, per farti capire che il mio regalo di oggi non mi è sembrato davvero un grande dono. Cosa ho fatto di così speciale in un caso come questo? Ho ricevuto un così grande esempio da questo amico e dalla sua famiglia che sono stati loro a farmi realmente un grande omaggio. 

L'unica risposta che mi sono dato è che la frase iniziale ha davvero senso. Basta trovare il tempo per essere amici e si è realmente felici.

venerdì 2 dicembre 2011

Progetto natalizio: giorno 2

Per capire meglio la forza di donare, mi sono proposto questo "semplice" progetto: per 25 giorni fare un regalo particolare. Non semplicemente comprare una cosa ogni giorno e scegliere a chi donarla, ma pensare a qualcosa di davvero speciale, dei gesti insoliti che possano far emergere la vera energia travolgente di un dono. Ecco cosa ho fatto in questo secondo giorno...

SECONDO REGALO: BUONI VICINI

"Augura bene al tuo vicino, che qualche cosa te ne viene", così diceva Zio Crocifisso il personaggio de I Malavoglia di Giovanni Verga. Da questo frase ho pensato che se avessi fatto qualcosa per un mio vicino, di certo avrei nuovamente toccato con mano la forza e l'energia incredibile del donare.

Fortunatamente, io e la mia famiglia non abbiamo mai avuto problemi con i nostri vicini. So che non è sempre così, ma ho sempre avuto un buon rapporto con tutti, ci siamo sempre salutati con un bel sorriso e alcune volte qualcuno è venuto a bussare alla nostra porta per chiedere un piccolo favore.

Non era mai successo di stravolgere le regole del vicinato... fino ad oggi per lo meno ;-)

Questo pomeriggio, infatti, ho bussato alla porta di una mia vicina, una signora anziana che abita con il fratello malato e anch'esso anziano. Non ero lì per chiederle qualcosa che mi serviva, come si fa solitamente, quando si bussa alla porta di un vicino. Non ho chiesto sale, uova o farina. Ho fatto una semplice domanda: "Le serve qualcosa?".

Credo che tutti, dopo aver aperto a qualcuno che bussa e aver ascoltato una domanda simile, avrebbero fatto una faccia sbalordita come quella della mia vicina. Uno stupore che si è trasformato in un tenero sorriso non appena le ho spiegato il mio progetto e che in quell'occasione avrei fatto qualcosa per lei. Senza chiedere nulla in cambio, un semplice gesto di generosità.

È stato meraviglioso, perché questo pomeriggio sono stato a parlare con una signora magnifica e ho potuto aiutare lei e il suo fratello malato in qualcosa di cui avevano bisogno. Cosa? In questo, sono stato io ad essere estremamente stupito. Ero già pronto ad andare a farle la spesa, a pulirle parte della casa, ad aggiustarle un rubinetto rotto (che non sarei riuscito a riparare)... invece, mi sono ritrovato a spostare da un armadio dei pesanti scatoloni contenenti vecchi quadri e foto di famiglia. Abbiamo riordinato le foto e le abbiamo messe in degli album che aveva comprato, ma che non aveva mai potuto usare, perché non aveva nessuno che potesse aiutarla a prendere qui pensati scatoloni dall'armadio.

Il tempo è passato così velocemente che, se non avessi avuto un impegno, mi sarei trattenuto tutto il pomeriggio. Ho scoperto così tante cose in poco tempo della mia vicina, che non potevo immaginare, la storia della sua famiglia e le sue difficoltà. Non serve che ti descriva il volto gioioso di questa anziana signora che continuava a ringraziarmi e a spiegare a suo fratello allettato cosa avevo fatto. Incredibile!

Wow! Sono davvero entusiasta!
E stasera si inizia già a preparare un altro regalo speciale... ma te lo racconterò quando avverrà la consegna...

giovedì 1 dicembre 2011

Natale: 25 idee regalo (1)

È il primo giorno del mese di dicembre e ormai da tutte le parti si respira un bel clima natalizio. Mancano 25 giorni a Natale e ho pensato di condividere con te un'idea che voglio portare avanti in questi giorni che ci separano dalla meravigliosa festa del Natale. In realtà le idee sono tante e non solo una e spero che anche tu mi potrai aiutare in questo, ma lascia che ti racconti altre due cose prima di parlarti di questo mio progetto. ;-)

Il primo dicembre è una data molto importante per il Natale. Oggi i cubani festeggiano in modo caloroso il ritorno del Natale a Cuba. Dal 1968, infatti, il regime di Fidel Castro decise di vietare i festeggiamenti del Natale il 25 dicembre e questo divieto rimase in vigore per circa 30 anni. Finalmente il 1 dicembre del 1997 il vecchio Fidel ha detto sì al Natale e i cubani sono ritornati a festeggiarlo in tutto il suo splendore. Il 25 dicembre ritornava un giorno festivo anche per gli abitanti di Cuba!

Riesci ad immaginare un solo anno senza il Natale? Credo che molti cubani abbiano continuato, anche nel periodo del divieto, a festeggiare il Bambinello in maniera clandestina, sarebbe quello che farei anche io, non potrei dimenticare questo giorno così importante, ma perderei, probabilmente, buona parte dell'atmosfera che circonda i preparativi.

Il Natale rappresenta il ricordo di un evento storico, la nascita di un bambino. Possiamo dire che questa data ha senso non solo se le si dà un riconoscimento storico, ma se si riconosce in esso qualcosa di più: un significato religioso. Solo in questa visione si può capire la vera essenza del Natale e il suo significato "relativo alla nascita". Oggi, anche i non cristiani, festeggiano il Natale che rappresenta per tutti il periodo o il giorno della generosità, della solidarietà, della famiglia, della vita, del dono...

Un dono non è mai qualcosa di semplice, non è mai un gesto banale. Fare un dono, dare qualcosa con gratuità è un gesto con una forza travolgente. Se ci pensi bene, donare qualcosa, rompe la legge dell'economia, infrange ciò che solitamente regola la circolazione degli oggetti. Chissà, forse proprio in questo periodo di crisi economica, il gesto natalizio del donare assume una energia sconcertante e, per alcuni, incomprensibile.

Per capire meglio la forza di donare, mi sono proposto questo "semplice" progetto: per 25 giorni fare un regalo particolare. Non semplicemente comprare una cosa ogni giorno e scegliere a chi donarla, ma pensare a qualcosa di davvero speciale, dei gesti insoliti che possano far emergere la vera energia travolgente di un dono.

Visto che oggi è il primo giorno di questo "mio" progetto, ho pensato di cercare qualcosa che richiamasse il significato del Natale e che quindi fosse legato alla vita, alla nascita e alla famiglia. 

PRIMO REGALO: UNA LETTERA AI MIEI GENITORI

La mia lettera inizia così: 
"Cara mammina e caro papino, 
siete le prime cavie del mio progetto natalizio. Poveri voi che per l'ennesima volta dovete sopportare di essere la bilancia delle mie azioni, dei miei successi e dei miei errori. Speriamo che questa volta sia l'inizio di un successo... vi terrò aggiornati sicuramente, ma sappiate che dalla vostra reazione di oggi, trarrò la vera forza per mantenere fede all'impegno che mi sono preso. Vi starete domandando quale sia questo impegno, questo mio progetto natalizio... Semplice! Da oggi al giorno di Natale cercherò di provare la forza del donare, facendo ogni giorno, per 25 giorni, un dono speciale a qualcuno (conosciuto o sconosciuto). Che ne pensate?

Questo è il mio primo regalo e ho pensato di farlo a voi, perché siete davvero le persone che sento più vicine. Potete capire subito che questa lettera non è stata cosa facile, perché, se da un lato mi piace scrivere, farlo a due persone così importanti e speciali diventa estremamente difficile. 

Però veniamo a noi o i fogli finiranno prima che sia riuscito a dirvi tutto quello che voglio. Proprio tutto, so già che non riuscirò a scrivervelo, troppe cose... per questo inizio subito con una parola che riassume il mio dono: GRAZIE!

Grazie prima di tutto per avermi permesso di essere qui. Oggi, non è più così scontato e la vostra scelta mi fa capire che fin da subito, anche quando ancora non mi potevate vedere, sono stato per voi importante e unico. Grazie per avermi insegnato con questo gesto il valore inestimabile della vita, della mia vita...

Grazie per..."

E qui termino, perché credo che il resto sia solo tra me e i miei genitori. ;-) Dai, non farti prendere subito dalla curiosità. Una cosa in più posso dirtela: la reazione al primo regalo è stata straordinaria, emozionante e, come si dice, ha superato ogni aspettativa.

Di certo il progetto natalizio è partito alla grandissima. La forza travolgente della generosità già frizza nel mio corpo e nella mia mente, dove si è già accesa la lampadina per il SECONDO REGALO... Curioso? Devi aspettare solo fino a domani e se sarai nuovamente qui, portai continuare a seguire questo "semplice" progetto.

Ah, ovviamente, questo progetto natalizio, non ha nessun copyright... quindi puoi applicarlo e diffonderlo anche tu. Anzi, se hai qualche idea di gesti di generosità davvero speciale, scrivimi  un commento oppure alla e-mail che trovi nella colonnina di destra, così potrò raccontare non solo la storia del mio progetto, ma anche la tua e quella di tanti altri.

Per ora è tutto! Buon Natale fin da oggi! ;-)

martedì 8 novembre 2011

I modelli dei giovani

Hai mai immaginato di avere una telecamera a portata di mano e poter intervistare un personaggio particolare? Da chi andresti? Se dovessi realizzare un video sulla persona che più di tutte credi possa essere un modello per i giovani, da chi andresti?

Sarebbe proprio bello ascoltare le varie risposte. Uscirebbero certamente dei nomi interessanti e ognuno di noi potrebbe rimanere positivamente sorpreso. È sempre travolgente scoprire le storie e le qualità di grandi uomini e donne della storia e dell'attualità.

Solitamente si dice che i giovani di oggi assorbono quei modelli che vengono presentati dalla televisione. Sempre si ripete che i principali punti di riferimento per lui e per lei sono rispettivamente calciatori e veline che i ragazzi e le ragazze imitano nei comportamenti, gesti, abbigliamento... Queste tipologie rappresentano davvero dei modelli? Si possono definire modelli? Sono davvero questi i punti di riferimento dei giovani?

Secondo alcuni sondaggi, la maggior parte dei giovani, se avessero in mano la videocamera e la possibilità di riprendere un personaggio come esempio, un modello che vorrebbero seguire, non si sposterebbero troppo dalle mura domestiche. È vero, infatti, che lasciando il tempo ai ragazzi di individuare le persone che ammirano di più, questi si rivolgerebbero ai propri genitori, a mamma e a papà. Altri andrebbero con la loro telecamera a intervistare il proprio fratellone, qualche amico o amica.

Qualche altro giovane prenderebbe la propria telecamera per andare da qualche sportivo, da qualche personaggio dello spettacolo e una grande fetta di questi giovani si rivolgerebbero proprio a quelle persone che sono riuscite a spiccare, ad emergere e ad essere incisive nel campo lavorativo che li accomuna.

Avere un modello di riferimento non è una peculiarità dei giovani, ogni uomo e donna, di qualsiasi età e continente ha la necessità di porre la propria attenzione e il proprio interesse su altre persone da prendere come esempio di vita. L'avere un modello è importantissimo nella fase giovanile, quando si forma il carattere, quando si decide cosa fare da grandi, soprattutto perché è in questo momento della vita che si capisce (o si dovrebbe) che cosa si vuole essere, che tipo di persona si vuole diventare, che valori si vogliono conquistare e quali sono quelli più importanti e positivi.

I veri modelli, sono sempre dei fenomeni e non a caso vengono chiamati così. Il termine fenomeno deriva dal greco e designa ciò che appare alla luce del giorno (ciò che è visibile a tutti). Quelli che chiamiamo fenomeni sono infatti coloro che emergono per una determinata qualità.

Ci sono personaggi, che più o meno la televisione promuove, che sono realmente ricchi di qualità positive, che credono, amano e trasmettono i più nobili valori... e questo si vede chiaramente (alla luce del sole). 

Gli stessi genitori, con tutti i loro diffettucci, con le varie litigate che si fanno in famiglia, rimangono, quasi sempre, dei modelli molto belli da seguire. Per molti sono dei validissimi modelli gli insegnanti, gli educatori e gli allenatori (pur essendo a volte così severi).

Benissimo, allora hai deciso da chi andare con la tua telecamera?

Ottimo! Adesso c'è ancora una cosa che ti resta da fare. Scoprire un ulteriore modello. Che ne dici di provare a girare la telecamera di 180 gradi? Già, proprio così, ora la telecamera è rivolta esattamente verso di te. Hai mai pensato di essere un modello?

Non credere che sarai un modello solo quando sarai genitore, sei un modello già da adesso. Forse non te ne rendi conto, non ci hai mai pensato, ma sei un modello per qualcuno. Almeno per uno lo sei, questo è matematico! Ci sono sicuramente delle persone, che senza dirtelo, nella massima riservatezza, ti ammirano e apprezzano qualche tua qualità.

Ogni tanto penso proprio a questo: a girare la telecamera verso me stesso e guardo come sono... Non solo, possiamo fare di più. Una volta inquadrata mentalmente la tua immagine, viste da lontano le tue qualità, puoi provare a premere quel pulsante dove c'è scritto ZOOM e andare a vedere le qualità più profonde che possiedi. Puoi, in questo modo, entrare in te stesso e osservare quanti siano profondi e radicati i tuoi valori.

Spero tu ti sia ricordato di premere il tasto REC all'inizio dell'operazione, perché non è finita qui. Come in tutti i video, c'è sempre una fase di montaggio, di sistemazione. Puoi farlo anche tu. Forse ti sei accorto che c'è qualcosa in te che non ti piace e ripensando al fatto che sei tu stesso un modello che altri stanno in qualche modo seguendo, hai voglia di migliorarti, non solo per te stesso, ma per essere un vero esempio per chi ti vede. 

Devi solo decidere quali ombre correggere e quali luci aumentare. Non è così difficile, non devi stravolgere il video che hai fatto, non devi cambiare completamente te stesso, ma solo potenziare i pregi e correggere i difetti. Fai risplendere i valori, affinché da un tuo solo sguardo le persone ne possano essere attratte. 

Non dimenticare mai di sceglierti i modelli di vita più straordinari e belli. Non accontentarti mai di modelli mediocri, ma punta sempre in alto. Ricordati sempre che sei tu stesso un modello per gli altri. 

È importantissimo, perché ogni giorno, volenti o nolenti, ognuno di noi dà la propria testimonianza. Ogni giorno lasci la tua impronta nelle persone e nel mondo. Le impronte più meravigliose e profonde saranno quelle che si cristalizzeranno negli altri.

venerdì 7 ottobre 2011

Come si trasmettono i valori?

I valori, come abbiamo detto anche qui, sono qualcosa di importante da acquisire e/o da difendere. Possono essere uno stato, una qualità interiore o esteriore, un modo.

Oggi, che la vita viene costantemente stravolta dal progresso tecnologico, dalle nuove scoperte scientifiche e dalla velocità di ingresso nelle nostre case di innovativi strumenti che potenziano le nostre attività, esce ancora più forte la domanda: "Come trasmettere i valori?"

Solitamente di fronte a questa domanda noi giovani non ci sentiamo chiamati in causa. La prima cosa alla quale pensiamo è: "Ok, sono gli adulti che devono trasmettere i valori, è compito dei genitori...". Certamente se pensiamo così non abbiamo tutti i torti, ma dobbiamo renderci conto che i valori coinvolgono ogni persona, dalla più piccola alla più grande.

Non so se a te è mai capitato, ma a volte colpisce molto di più un valore trasmesso da un bambino, piuttosto che a farlo sia un adulto. Quando uno dei più piccoli con la loro timida sicurezza e il loro inconsapevole coraggio portano avanti un valore in cui credono, restiamo stupiti. È qualcosa che ci tocca nel profondo, non ci può lasciare indifferenti. Ci fa pensare... 

Ed è così che un valore viene trasmesso. Non per imposizione, per costrizione, solamente perché qualcuno dice che è giusto così. I valori si trasmettono mettendosi pienamente in gioco, mettendosi in prima linea ed esponendosi con il proprio esempio. 

Attualmente è forse più comodo proporre regole, invece di trasmettere dei valori positivi. È importante sottolineare la differenza tra valori e regole, soprattutto per tutti quelli che pensano che basta insegnare la regola giusta per aver influito positivamente nella vita di una persona. Anche se la regola ci sembra giusta e vediamo che è diretta verso il vero bene, sarà difficile seguirla, se chi ce l'ha insegnata o proposta non la vive pienamente o comunque non si impegna a viverla nel miglior modo possibile.

Trasmettere valori è profondamente legato a quello che noi intimamente siamo e che quindi trasmettiamo con l'esempio. Il come trasmettere i valori non può rimanere racchiuso in dei bei libri, o in melodiose parole, ma deve essere scritto dentro di noi, ma soprattutto dobbiamo voler leggere quello che abbiamo dentro, perché nessuno potrà farlo al posto nostro.

È per questo che per prima cosa bisogna acquisire la consapevolezza che i valori sono importanti e che ci sono devi valori universali che ha senso prima di tutto vivere e poi trasmettere agli altri. Il punto fondamentale da riprendere, oggi, è proprio questo: c'è qualcosa di buono da donare a se stessi e agli altri!

Dobbiamo abbattere quel muro del relativismo odierno per riassumere il coraggio educativo che ognuno di noi deve avere. Bisogna abbattere questa parete, nella nostra mente, per riuscire nuovamente ad andare in cerca delle risposte, per poter, ancora una volta, ascoltare quelle voci che ci dicono che c'è qualcosa che va bene per ogni uomo.

I valori non si trasmettono riempiendo gli altri di cose, come si può fare con un cassetto, ma si deve lasciare un piccolo spazio di conquista, che oggi, noi giovani probabilmente abbiamo perso. Il fascino della conquista, quello sforzo, quella curiosità che nasce dal vedere quanto sono belle le cose e capirlo non tutto in un colpo, ma passo dopo passo, come quando si scala una montagna, è il modo migliore di trasmettere i valori.

Ecco perché l'esempio concreto, nostro e degli adulti, è il modo più efficace di trasmettere valori positivi. Quando vediamo qualcuno che vive in un modo straordinario, che possiede dei valori stupendi, rimaniamo in una sorta di ammirazione e ci chiediamo come fa. È proprio in questo momento che deve nascere in noi questo spirito di conquista e dobbiamo aggrapparci tenacemente ad esso per conquistare e poi diffondere quel determinato valore che, in fondo, ci ha già ammaliato!

martedì 6 settembre 2011

Il coraggio di un genitore

"È stata una decisione difficile ma è una scelta che ogni genitore dovrebbe compiere".

Una frase che mi ha colpito molto... una storia che ho scoperto solo oggi, leggendo un vecchio giornale. È accaduta a metà agosto, quando ero in vacanza.

Probabilmente tu l'hai già sentita e risentita e avrai seguito la vicenda tramite telegiornali e quotidiani. Vorrei solo raccontarla brevemente, perché ha me ha lasciato qualcosa di importante.

Ecco il racconto in breve (un collage rielaborato di vari articoletti che ho letto): Adrienne Ives stava osservando con il marito al telegiornale le immagini di giovani incappucciati intenti a spaccare, ditruggere e saccheggiare i sobborghi di Londra, quando si è accorta di qualcosa che l'ha letteralmente sconvolta e ha spettato il cuore di mamma.

Sì, perché Adrienne è madre, ha una figlia, Chelsea, di 18 anni che vive con lei e il marito a Londra. Una figlia speciale, i più la definirebbero "bella e brava". Una 18enne carina insomma, brava a scuola e Ambasciatrice per le Olimpiadi di Londra 2012. Una sportiva, una di quelle ragazze che alle prossime Olimpiadi  avrebbe dovuto dare il benvenuto e guidare i turisti ai giochi di Londra.

Chelsea aveva guadagnato questa possibilità per i suoi meriti sportivi, visto che è una grande atleta, e per il suo ottimo rendimento scolastico.

Bene, prova a immaginare come si può essere sentita la mamma quando, vedendo i telegiornali, ha riconosciuto in un video sua figlia che insieme ad altri ragazzi, durante i tumulti della sommossa di Enfield, lanciava pietre contro il negozio della Vodafone.

Marito e moglie "sono sprofondati nell'inferno" come hanno affermato, ma credo che in poco tempo siano risaliti... Hanno pianto, poi hanno chiamato gli agenti e hanno denunciato la figlia.

Una madre coraggiosa, mi viene da dire, una mamma che può comprendere gli errori di un figlio o di una figlia, che può anche giustificarli e forse farsene una colpa, ma che non può smettere di amare. "Amo mia figlia, ma l'ho educata a distinguere il bene dal male". 

L'amore, quello vero, vede chiaramente ciò che è giusto; l'amore tende al bene, alla bellezza, alla giustizia. Se andasse nella direzione contraria non si potrebbe più chiamare amore.

Credo che Chelsea abbia una grande fortuna: quella di tornare a casa e trovare una madre e un padre che sanno educare. Sono genitori, sanno sbagliare (e l'avranno fatto mille volte come tutti noi, genitori e non), ma hanno il coraggio di prendere decisioni dure, ma che ritengono giuste, per il bene della propria figlia.

Non so che cosa pensa oggi Chelsea dei suoi genitori, non so se ha capito che ciò che ha fatto è sbagliato e ciò che hanno fatto i suoi genitori, invece, è giusto. Molte volte noi giovani non comprendiamo le scelte degli adulti, tanto meno quelle dei nostri genitori, ma credo che se queste seguano la giustizia, riusciremo sempre ad accettarle, con fatica, con sacrificio a volte, ma le riusciremo ad accettare.

Fatto questo passo, saremo più uomini, più maturi e porteremo per sempre con noi un insegnamento dei nostri genitori.

Spero solo di avere lo stesso coraggio e di non dimenticarmi mai, quando sarò genitore, che ci sono azioni giuste e azioni sbagliate e che bisogna fare quelle giuste. Ai figli, come ai giovani in generale, non servono tante parole, tante prediche o sermoni, ma servono veri testimoni del bene.